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I licenziamenti di Elon Musk stanno incasinando Twitter

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Venerdì è iniziato il licenziamento di massa dei dipendenti di Twitter, anticipato negli scorsi giorni dai giornali americani e voluto dal nuovo proprietario dell’azienda, il miliardario imprenditore Elon Musk. Le dimensioni e le modalità del licenziamento, che è stato comunicato in maniera improvvisa e disordinata, e ha coinvolto circa la metà dei dipendenti, sta provocando una situazione di estrema confusione nell’azienda: sia per quel che riguarda il regolare svolgimento del lavoro al suo interno, sia per le molte critiche e proteste che sta subendo dai dipendenti all’esterno, per lo più attraverso Twitter.

Secondo le informazioni raccolte dai media americani e secondo alcune dichiarazioni di dipendenti stessi di Twitter, le persone licenziate sarebbero circa 3.700, su 7.500 lavoratori in totale. I tagli stanno avendo conseguenze sul lavoro di molte divisioni dell’azienda, che all’improvviso si sono ritrovate senza alcuni dei loro membri, e senza alcuna spiegazione. Tra queste ce ne sono anche di molto importanti: come i team di ingegneria e di intelligenza artificiale, o i team che gestiscono la moderazione dei contenuti sulla piattaforma, che in questi giorni sono particolarmente indaffarati in vista delle elezioni di metà mandato che si svolgeranno fra quattro giorni negli Stati Uniti.

Alcuni team sono stati praticamente azzerati: secondo alcune ricostruzioni quello che si occupa di comunicazione e pubbliche relazioni sarebbe passato da oltre 80 dipendenti a due, mentre quello che si occupava dei diritti umani sarebbe stato eliminato completamente, così come quello che si occupava dell’etica dell’intelligenza artificiale.

Un’operazione del genere e le modalità con cui è portata avanti sono quasi del tutto inedite nella storia delle aziende tecnologiche. A solo una settimana dall’acquisto di Twitter, di fatto Musk ha già cambiato radicalmente l’azienda e il suo modo di operare, anche se non è ancora chiaro se il cambiamento sarà in meglio o in peggio.

Negli ultimi giorni, e soprattutto venerdì, molti importanti inserzionisti hanno iniziato a ritirare i propri investimenti da Twitter, temendo che sotto Musk non avrà più le forze o la volontà di limitare la disinformazione e il linguaggio d’odio sulla piattaforma. Lo hanno già fatto tra le altre Volkswagen (il gruppo automobilistico tedesco che comprende Audi, Lamborghini, Bentley e Porsche), Carlsberg e Pfizer, temendo che le pubblicità del proprio brand compaiano vicino a contenuti problematici. In queste decisioni hanno avuto probabilmente un ruolo alcuni gruppi di attivisti che in questi giorni stanno facendo pressione sugli inserzionisti affinché abbandonino Twitter.

Negli ultimi giorni Musk ha insistito sul fatto che il sistema di moderazione dei contenuti e contrasto alla disinformazione non subirà cambiamenti, cercando di placare gli inserzionisti e convincerli a non tagliare gli investimenti. Ha anche detto in un tweet dai toni coloriti che l’azienda già subendo grosse perdite a causa di queste entrate mancate e che gli attivisti «stanno cercando di distruggere la libertà di opinione in America». La pubblicità contribuisce al 90 per cento dei ricavi di Twitter.

In questo discorso sulla capacità di limitare la disinformazione si inserisce anche la volontà dichiarata molto chiaramente da Musk di far pagare gli utenti per le cosiddette “spunte blu”, ovvero il modo in cui vengono segnalati gli account verificati. Sulla possibilità che venga introdotta questa novità ci sono state varie polemiche, ma soprattutto diversi dubbi per il fatto che potrebbe rendere più semplici truffe e abusi sulla piattaforma.

Su Twitter e attraverso le testimonianze fornite ai giornali stanno emergendo i racconti di molti dipendenti licenziati durante la notte, o che all’improvviso si sono ritrovati fuori dai sistemi per accedere alle riunioni e semplicemente hanno smesso di lavorare a quello di cui si stavano occupando, naturalmente creando problemi a tutto il loro team. Stanno circolando moltissimi tweet con testimonianze di questo genere o lamentele varie verso l’azienda da parte dei dipendenti, sotto gli hashtag ironici #LoveWhereYouWork (“ama il posto in cui lavori”) e #OneTeam (“una squadra”).

Per come è stata condotta, ci sono perfino dubbi sul fatto che l’operazione dei licenziamenti di Musk sia lecita: il New York Times ha spiegato che le leggi federali degli Stati Uniti e quelle della California, dove ha sede Twitter, richiedono alle aziende di dare un certo preavviso per realizzare licenziamenti di massa di questa portata. Non è chiaro se Twitter lo abbia fatto, ma stando alle testimonianze i licenziamenti sembrerebbero essere arrivati in modo piuttosto inaspettato e confuso.

Venerdì Musk ha commentato i licenziamenti dicendo che «purtroppo non c’è altra scelta quando l’azienda perde 4 milioni di dollari al giorno». Ha poi aggiunto che «a tutte le persone licenziate sono stati offerti tre mesi di buonuscita, che è il 50 per cento in più di quanto richiesto dalla legge».

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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