Scienza e tecnologia

Le conseguenze degli allevamenti intensivi sullo stato di salute dei pesci

Gli scienziati dell’Istituto nazionale di Veterinaria di Oslo hanno già precedentemente documentato che una rapida crescita dei pesci aumenta l’incidenza di problemi agli occhi nei salmoni di allevamento della Norvegia. Ulteriori studi negli ultimi anni hanno invece portato alla luce il fatto che i pesci di allevamento diventino sordi, con alte percentuali tra la popolazione allevata che sfiorano il 100% nel caso di alcune specie come i salmoni.

Uno studio del 2017 dell’Università di Melbourne in Australia ha documentato appunto che la crescita troppo rapida e forzata, negli allevamenti ittici, in contrasto con quella naturale e fisiologica dei pesci che vivono in mare, conduce alla sordità attraverso delle malformazioni ossee nell’apparato uditivo dei pesci. Ciò avviene quando formazioni ossee presenti anche nell’uomo, gli otoliti, normalmente composte da un minerale chiamato aragonite, contengono soprattutto un altro minerale, chiamato vaterite, che è più leggero e forma cristalli più grandi e instabili. Piccole variazioni, che possono però comportare gravi conseguenze. Gli studiosi australiani hanno analizzato le condizioni degli allevamenti e verificato l’importanza di diverse variabili quali la temperatura dell’acqua, la dieta, il corredo genetico, l’esposizione alla luce, il rumore (le vasche affollate sono piene di suoni) e altro, e poi controllato oltre mille campioni provenienti da allevamenti di salmoni di Norvegia, Cile, Scozia, Australia e Canada.

Una deformità in cui l’aragonite è sostituita da cristalli di vaterite, secondo lo studio in questione, è anomala in natura. Tuttavia, è estremamente comune nei pesci d’allevamento, con una prevalenza media di 3,7 volte maggiore rispetto alle loro controparti selvatiche e, nello studio più recente, colpisce il 100% del salmone norvegese d’allevamento. La formazione di vaterite è irreversibile una volta iniziata. A causa di queste differenze, la sostituzione dell’aragonite con la vaterite provoca probabilmente una grave perdita dell’udito riducendo la funzione dell’otolito, con un potenziale impatto sul benessere dei pesci.

L’incidenza di vaterite nei pesci di allevamento a crescita più lenta (29%) non era bassa come nelle popolazioni selvatiche, secondo gli studi pubblicati da Reimer e colleghi, nel 2016), il che potrebbe indicare che siano proprio le condizioni forzate e i fattori strutturali negli stabilimenti ittici, derivanti dalle esigenze dell’industria, ad essere la causa di queste anomale malformazioni ossee negli otoliti.

Gli allevamenti ittici sono “controllati” ma problematici

Gli allevamenti di pesce e molluschi sono un qualcosa di istituzionalizzato e “controllato” da tanti anni, ma ciò non significa automaticamente che portino vantaggi o benefici per la salute delle persone, e meno ancora per quella dell’Ambiente. È del tutto evidente che far crescere qualsiasi essere vivente in condizioni diverse e forzate rispetto a quelle che sono naturali per la sua specie, comporterà delle anomalie e dei problemi, anche e soprattutto a carico del corpo, oltre che della salute mentale. Da diversi anni ormai raccomando di limitare fortemente il consumo di pesce allevato e mangiare soltanto il pesce pescato, che non è soggetto a trattamenti antibiotici e ad un’alimentazione spinta a base di mangimi di mais e soia OGM, tipica degli allevamenti in acquacoltura. 

Anche gli allevamenti intensivi di bovini e polli sono qualcosa di “istituzionale”, controllato dai Ministeri e dalle organizzazioni veterinarie, ma gli studi mostrano sempre più come questi allevamenti siano un grave danno per la salute del cittadino e anche dell’Ambiente. Anche la vendita di tabacco e sigarette è “istituzionale”, eppure reca solo malattie e morte, oltre agli enormi profitti delle multinazionali che ne gestiscono il business, ma nient’altro. Molte cose sono istituzionali ma questo non significa che siano salutari per il nostro benessere o la nostra alimentazione.

A chi dobbiamo credere allora? La risposta è: a chi studia di continuo nel mondo medico e scientifico, si aggiorna e non si limita a seguire le pratiche che sono “istituzionali” ma osserva e indaga gli aspetti di salute e nutrizione con uno sguardo critico e migliorativo. Ad esempio Slow Food, Legambiente, WWF e altri enti che si occupano di salute ambientale e dell’uomo producono da anni degli studi sulla qualità del pesce e raccomandano di evitare il pesce d’allevamento. Perché non dare uno sguardo ai loro studi e informarsi più a fondo sul pesce che compriamo? Pensiamo forse che le esigenze di profitto e rapido accrescimento dell’industria ittica siano più aderenti alle buone pratiche di allevamento e benessere basate sui risultati degli studi scientifici? Ne dubito fortemente.

[di Gianpaolo Usai]

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Fonte:https://www.adnkronos.com/, Pubblicato il:

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