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La Commissione Europea ha proposto nuove sanzioni contro la Russia

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Mercoledì pomeriggio la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha presentato un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia, a causa del prolungarsi della guerra in Ucraina. È l’ottavo pacchetto di sanzioni proposto dalla Commissione Europea dall’inizio dell’invasione russa, e per entrare in vigore dovrà ottenere l’approvazione unanime dei governi dei paesi membri, cosa tutt’altro che scontata. Tra le varie cose, le nuove sanzioni dovrebbero portare all’introduzione di un tetto sul prezzo del petrolio importato dalla Russia.

Von der Leyen ha detto che le sanzioni conterranno innanzitutto nuove restrizioni al commercio con la Russia, per colpirne ulteriormente l’economia. Ha brevemente accennato al fatto che verrà aumentato il numero di prodotti che non possono essere esportati in Russia, e in particolare componenti tecnologici ed elettroni: secondo la Commissione Europea, queste restrizioni dovrebbero privare la Russia di 7 miliardi di euro di ricavi, e colpirebbero soprattutto l’industria bellica russa.

Verranno inoltre estese le sanzioni a nuove persone e enti che collaborano con la Russia o che l’hanno aiutata nell’aggirare le sanzioni finora imposte. Le nuove sanzioni, ha detto l’alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione Europea Josep Borrell, non riguarderanno solo cittadini russi, ma anche quelli di altre nazionalità. Al momento non è stato comunicato l’elenco delle persone coinvolte, ma Borrell ha voluto specificare che saranno colpiti anche tutti coloro che hanno partecipato all’organizzazione dei referendum farsa nei territori ucraini occupati.

Infin la Von der Leyen ha detto che in questo nuovo pacchetto la Commissione porrà “le basi legali” per l’imposizione di un limite al prezzo del petrolio russo (price cap), una misura su cui a inizio settembre si erano già detti favorevoli i paesi membri del G7.

Von der Leyen non l’ha specificato, ma è probabile che le nuove sanzioni comportinoo una modifica di quelle contenute nel sesto pacchetto approvato a maggio, che prevedeva il blocco totale delle importazioni di petrolio russo via mare (ma non via terra) a partire dal 5 dicembre. L’imposizione di un tetto al prezzo del petrolio, secondo l’accordo del G7, dovrebbe invece consentire di aggirare l’embargo consentendo agli importatori di sottoscrivere una copertura assicurativa sul carico,  ma rispettando il limite al prezzo.

Come già per le precedenti sanzioni, i governi del paesi membri dell’Unione Europea dovranno votare all’unanimità per approvare il nuovo pacchetto. Non è affatto scontato che succeda, e potrebbero volerci molte settimane di discussioni, com’era successo per l’embargo alle importazioni di petrolio russo, fortemente osteggiato dall’Ungheria (che alla fine ne era uscita bene, visto che riceve il petrolio russo via oleodotto e non via mare).

Peraltro proprio mercoledì, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha detto in parlamento che proporrà un referendum per chiedere alla popolazione se è d’accordo o meno con le sanzioni europee contro la Russia. Secondo Orbán le sanzioni starebbero avendo l’effetto contrario a quello desiderato, colpendo i cittadini europei con un generale aumento dei prezzi dell’energia.

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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