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Cosa sappiamo dei danneggiamenti ai gasdotti Nord Stream

È al centro dell’attenzione mediatica occidentale il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 che trasportano gas dalla Russia verso la Germania attraverso il Mar Baltico: lunedì 26 settembre, infatti, si sono registrate delle perdite di gas a causa di tre falle rilevate nelle condutture: la società Nord Stream AG ha spiegato che le due falle del primo gasdotto «sono molto vicine una all’altra», sebbene si trovino «una nella zona economica svedese e una nella zona economica danese». In particolare, la prima perdita è stata rilevata nel NS 2, vicino all’isola danese di Bornhold, mentre successivamente sono state rilevate altre due fughe nel NS 1. Agli aerei e alle navi è stato consigliato di rimanere a cinque miglia di distanza dal luogo dell’incidente.

Secondo l’osservatorio sismico svedese, le falle nelle condutture sono state provocate da due esplosioni sottomarine rilevate nella stessa area in cui si sono verificate le fughe di gas. Il docente di sismologia presso la Swedish National Seismic Network, SNSN, Bjorn Lund, ha dichiarato all’emittente svedese Svt che «si può vedere chiaramente come le onde rimbalzano dal fondo vero la superficie. Non c’è dubbio che si sia trattato di esplosioni». La prima esplosione è stata registrata alle 02:03 della notte di lunedì e la seconda alle 19:04 di lunedì sera. Gli avvisi sulle fughe di gas sono arrivati ​​dall’amministrazione marittima rispettivamente alle 13:52 e alle 20:41 di lunedì, dopo che alcune navi hanno avvistato bolle in superficie.

La premier danese, Mette Frederiksen, ha affermato che non si tratta di un incidente, ma che le perdite sono dovute ad «atti deliberati», mentre l’Agenzia danese per l’energia ha fatto sapere che non si sta parlando di una piccola crepa, ma «di un buco davvero grande»: «siamo preoccupati per quello che è successo là fuori. E se ci sono altre cose in arrivo», ha dichiarato il direttore dell’Agenzia danese. Anche la stessa Nord Stream ha parlato di «danni senza precedenti», sostenendo di non sapere quando il sistema potrà tornare ad essere funzionante. L’ipotesi maggiormente accreditata dai governi europei e dalla stessa Russia è quella che si sia trattato di un sabotaggio, mentre c’è addirittura chi parla di attacco terroristico. Tuttavia, si sta ancora indagando sui responsabili delle esplosioni e non sono mancate accuse più o meno esplicite da parte di diversi Paesi europei nei confronti di Mosca. A insistere esplicitamente sul coinvolgimento del Cremlino sono state in particolare la Polonia e l’Ucraina, mentre l’Unione europea è stata più cauta, alludendo solo in modo indiretto alla Russia come probabile mandante dell’atto di sabotaggio.

Il consigliere del presidente ucraino Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha scritto su Twitter che «la fuga di gas da NS1 non è altro che un attacco terroristico pianificato dalla Russia e un atto di aggressione nei confronti dell’UE. La Russia vuole destabilizzare la situazione economica in Europa e provocare il panico pre-inverno». Similmente, il premier polacco Mateusz Morawiecki, intervenendo all’inaugurazione del gasdotto Baltic Pipe, ha affermato – con riferimento alla Russia – che «probabilmente siamo ad una nuova tappa di un’escalation, come accade anche in Ucraina». La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha invece fatto sapere, sempre tramite Twitter, che «E’ fondamentale ora indagare sugli incidenti, ottenere piena chiarezza sugli eventi e sul perché. Qualsiasi interruzione deliberata delle infrastrutture energetiche europee attive è inaccettabile e porterà alla risposta più forte possibile». Oggi, sia le autorità danesi che quelle tedesche hanno predisposto l’avvio di indagini approfondite, ma l’ipotesi che emerge velatamente sia dalle principali cancellerie europee che dai media mainstream è quella per cui si potrebbe trattare di una ritorsione da parte di Mosca, vista la concomitanza delle esplosioni con l’inaugurazione del nuovo gasdotto Baltic Pipe che renderebbe la Polonia e altri Paesi europei più indipendenti dal gas russo.

D’altro canto, c’è anche chi sostiene la versione contraria, secondo la quale a beneficiare maggiormente del danno arrecato ai gasdotti russi sarebbero gli Stati Uniti che non hanno mai nascosto l’intenzione di sabotare il progetto Nord Stream 2 per creare un cuneo tra Russia e Germania, riuscendo così allo stesso tempo ad esportare quantitativi maggiori di GNL verso l’Europa. Del resto, il presidente americano Biden, lo scorso 7 febbraio aveva affermato pubblicamente che «se la Russia invade l’Ucraina, non ci sarà più alcun NS 2, porremo fine a tutto questo». Un’ipotesi avvalorata anche da un tweet del deputato polacco Radek Sikorski che ha pubblicato la foto dell’esplosione nel Baltico con sopra la scritta «Thank you USA». Il che ha subito richiamato l’attenzione dei diplomatici russi, in particolare di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri: «L’ex FM polacco, ora deputato europeo, Radek Sikorski, ha ringraziato gli Stati Uniti per l’incidente di oggi al gasdotto russo (Nord Stream 2). È una dichiarazione ufficiale sul fatto che si tratti di un attacco terroristico?» ha scritto Zakharova su Telegram, citata dalla Tass. Del resto, è indubbio che a seguito del danneggiamento dei gasdotti, gli Stati Uniti avranno l’occasione per esportare maggior GNL, legando ulteriormente a sé il Vecchio continente. Un fatto confermato dallo stesso segretario americano Antony Blinken che ha sottolineato gli sforzi degli USA per aumentare le spedizioni di gas naturale liquefatto in Europa e che, con riferimento al presunto sabotaggio, ha affermato che «se la notizia è confermata, è chiaro che non è nell’interesse di nessuno». Inoltre, i danni ai NS eliminano alla radice la tentazione mai veramente sopita di Berlino di riprendere i contatti energetici con la Russia, in quanto non si sa ancora quanto ci vorrà per riparare le condutture che, sebbene fossero già inattive, contenevano ancora gas.

Al momento, nessuna tra le ipotesi sul tavolo è supportata da prove concrete, ma al più solo da indizi più o meno accreditati. Quello che è certo, invece, è che la situazione energetica europea è sempre più problematica, non tanto per il recente attacco alle condutture, quanto, invece, per il rischio che Mosca sanzioni Naftogaz, il gestore della rete ucraina, mettendo a rischio i flussi: per questo, ieri il future di ottobre quotato al Ttf di Amsterdam ha chiuso a 208 euro al megawattora, quasi il 20% in più in un solo giorno. Nel mentre procedono le indagini sugli attacchi ai Nord Stream e si aspetta di avere un quadro più completo sulla vicenda, dunque, saranno ancora una volta cittadini e imprese a pagare le conseguenze più dure della congiuntura geopolitica che vede l’Europa nel mezzo di uno scontro senza precedenti tra Stati Uniti e Russia. Incapace di smarcarsi dalla prima e di dialogare con la seconda, l’Ue non potrà far altro che subire passivamente le azioni e i presunti sabotaggi dell’una o dell’altra superpotenza.

[di Giorgia Audiello]

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Fonte:https://www.adnkronos.com/, Pubblicato il:

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