Cronaca

È morto il sassofonista Pharoah Sanders

È morto a 81 anni Pharoah Sanders, sassofonista jazz statunitense tra i più importanti e influenti degli anni Sessanta, che da solo e nella band di John Coltrane contribuì a definire nuovi modi di suonare lo strumento. Lo ha annunciato l’etichetta Luaka Bop, che aveva prodotto l’ultimo disco di Sanders, Promises, registrato insieme al dj Floating Points e alla London Symphony Orchestra, molto acclamato dai critici musicali nel 2021.

Sanders era nato nel 1940 nell’Arkansas, dove aveva cominciato a suonare nelle band e nei club locali, andandosene poi via appena aveva potuto per via della segregazione razziale. Dopo un periodo in California era andato a New York, dove quasi indigente era entrato nel giro dei musicisti free jazz della città, venendo aiutato dal leggendario compositore Sun Ra. Nel 1965 entrò nella band di John Coltrane, in cui suonavano anche il pianista McCoy Tyner e il sassofonista Archie Shepp: i loro dischi (come Ascension e Kulu Sé Mama) e i loro concerti (specialmente A Love Supreme: Live in Seattle) furono tra i più innovativi e creativi di quegli anni, ed ebbero un’influenza sul jazz d’avanguardia che dura ancora oggi.

Il suono di Sanders era potente e vibrante, il suo approccio alla melodia dissonante e caotico, e il suo stile è stato spesso definito “spirituale”. Fu discepolo di Coltrane ma in breve tempo assunse un ruolo a lui complementare nella band, finendo per influenzarlo fortemente nei suoi ultimi anni di vita (sarebbe morto nel 1967). Sanders è ricordato anche per come contribuì a diffondere sonorità e ritmiche africane nel jazz degli anni Sessanta (si chiamava peraltro Farrell, ma all’inizio della carriera aveva cambiato nome in Pharoah, che ricorda faraone).

Negli anni Settanta Sanders suonò a lungo con la pianista Alice Coltrane, moglie di John, e continuò a pubblicare molti dischi da solista fino agli anni Duemila. Nel 2021 si era imbarcato in un singolare progetto col produttore di musica elettronica Floating Points, un disco fatto di nove movimenti e tutto incentrato su un unico tema, variato molte volte dai due musicisti coi rispettivi strumenti e accompagnato dagli archi della London Symphony Orchestra. Promises aveva riscosso un gran successo di critica, venendo segnalato da molte riviste specializzate tra i migliori del 2021.

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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