Economia

La Federal Reserve alza il costo del denaro dello 0,75%. Tassi Usa sui livelli più alti dal 2008

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La Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse statunitensi dello 0,75% portando il costo del denaro in una forchetta fra il 3% e il 3,25%, ai massimi dal 2008. Si tratta del quinto rialzo dei tassi dall’inizio dell’anno e del terzo consecutivo da 75 punti base (il costo del denaro è salito di un quarto di punto in marzo e di mezzo punto in maggio). Si configura così la stretta monetaria più forte dai tempi di Paul Volcker, che guidò la banca centrale americana nella prima metà degli anni ’80 combattendo un’inflazione che aveva raggiunto il 13.5%. Diversi economisti sottolineano però le differenza tra la situazione attuale, con un’inflazione causata in larga misura dai prezzi energetici, e lo scenario di allora.

Alzare i tassi è un modo per ridurre la quantità di denaro in circolazione, variabile che può contribuire a determinare i movimenti dei prezzi al consumo. L’effetto collaterale è che in questo modo si provoca anche un rallentamento dell’attività economica. Il rialzo di 75 punti è in linea con le attese degli analisti. La Fed ha affermato di essere fortemente determinata a riportare l’inflazione al 2% (dall’attuale 8,3%), un livello ritenuto ottimale. Lascia quindi intendere un cammino di ulteriori aumenti del costo del denaro. Dopo l’annuncio la borsa statunitense ha virato al ribasso. L’indice S&P500 ha accusato una flessione dell’1,2%.

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