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La Juventus non gira

A un mese dall’inizio della stagione la Juventus non ha ancora trovato un modo di funzionare e i punti persi nelle ultime partite stanno già iniziando a pesare, almeno in coppa. La sconfitta subita in casa contro il Benfica nella seconda giornata dei gironi di Champions League ha già compromesso il passaggio del turno, perché è stata la seconda consecutiva. Per passare agli ottavi di finale — l’obiettivo minimo stagionale — nelle quattro partite rimanenti dovrà recuperare sei punti a Paris Saint-Germain (tra le grandi favorite per la vittoria della coppa) e Benfica (contro cui dovrà giocare in trasferta a Lisbona).

Ma se la stagione è iniziata da poco e tutto si può ancora recuperare, nel caso della Juventus il clima nell’ambiente sembra particolarmente pessimista, perché i punti persi sembrano nascere da problemi più profondi che la squadra si porta avanti ormai da anni.

Su otto partite disputate fin qui, le vittorie sono state soltanto due. Nella sconfitta contro il Benfica, ma anche nei pareggi in campionato contro Salernitana, Fiorentina e Sampdoria, la squadra si è dimostrata sfilacciata in campo, incapace di reagire quando in difficoltà e spesso demoralizzata.

I giocatori ricevono i fischi dal pubblico dopo la sconfitta in Champions League contro il Benfica (AP Photo/Antonio Calanni)

Un anno fa a quest’ora la Juventus si trovava più o meno nella stessa situazione: dopo le prime tre giornate di campionato aveva un solo punto ed era sedicesima. Allora però c’erano delle attenuanti: Massimiliano Allegri era appena tornato ad allenarla e Cristiano Ronaldo era stato venduto senza essere adeguatamente sostituito. La stagione non si era conclusa positivamente, ma la squadra aveva saputo perlomeno salvare il salvabile, qualificandosi alla Champions League e arrivando in finale di Coppa Italia.

Allegri ha quindi avuto una stagione a disposizione per conoscere e modellare la rosa dei giocatori, e ha potuto influire nelle scelte di mercato della società. In estate sono stati ceduti i giocatori indicati come cedibili e sono stati investiti oltre 100 milioni di euro soltanto per acquistarne di nuovi (i milioni diventano 180 se si conta anche l’acquisto di Dusan Vlahovic a gennaio). Secondo il centro studi svizzero CIES, l’attuale rosa della Juventus è costata complessivamente 473 milioni di euro: la più costosa in Italia e la tredicesima in Europa dopo le grandi proprietà in Inghilterra, Spagna e Germania.

Questi valori non trovano però conferma nei risultati e ora la figura più esposta a critiche e malcontenti è Allegri. Sul piano tattico si notano ancora difetti evidenti, e i problemi sono peraltro sempre gli stessi: poca grinta e intensità atletica, una scarsa creatività offensiva, una cronica incapacità a chiudere le partite portandosi in vantaggio di più di un gol, grosse lacune in fondamentali centrali nel calcio contemporaneo come la circolazione palla e il pressing alto.

A essere particolarmente inconsistente è il centrocampo della Juventys, spesso completamente escluso dal gioco. Il reparto, peraltro, non è aiutato dagli infortuni. Paul Pogba, preso in estate proprio per sistemare una volta per tutte un reparto da tempo indicato come il vero punto debole, si è lesionato un menisco in allenamento a luglio. Inizialmente aveva deciso di non operarsi, ma la cosiddetta terapia conservativa non ha funzionato e quindi si è sottoposto all’intervento: ma ha perso alcune settimane, e tornerà a disposizione soltanto a metà stagione.

Oltre a Pogba è ancora indisponibile Federico Chiesa, uno dei titolari in attacco, e ultimamente hanno avuto problemi fisici anche il nuovo acquisto Angel Di Maria, i centrocampisti Manuel Locatelli e Adrien Rabiot e il portiere titolare Wojciech Szczęsny.

Pogba e Bonucci a bordo campo prima di Juventus-Spezia (Stefano Guidi/Getty Images)

Da una squadra sulla carta forte e competitiva come la Juventus, tuttavia, ci si aspetta che le doti individuali e la consapevolezza dei giocatori possano aiutare a superare le difficoltà. Ma questo non sta succedendo e anzi, il carattere per reagire finora non si è visto: dalla sconfitta con il Benfica sta circolando un filmato, ritenuto emblematico del momento, in cui Di Maria e il nuovo centravanti Arkadiusz Milik discutono perplessi di qualcosa, probabilmente della scelta di Allegri di sostituire il secondo nonostante fosse uno tra i migliori in campo.

Domenica scorsa, dopo il pareggio in casa contro la Salernitana, Bonucci aveva detto: «Questa partita comunque ci deve insegnare tanto, perché non possiamo giocare come nel primo tempo, altrimenti non andiamo da nessuna parte». Dopo il Benfica è sembrato ancora più pessimista: «Sono preoccupato. Purtroppo usciamo dalla partita troppo spesso, vuoi per un fatto mentale o per un fatto fisico, non so per quale motivo. Questo è quello che mi preoccupa di più, facciamo molta fatica a essere costanti durante le partite».

Nonostante non goda di grande popolarità, in questo momento il posto di Allegri non sembra sia messo veramente in discussione dalla società, anche perché in un certo senso è “protetto” da un contratto valido fino al 2025 da 9 milioni di euro netti a stagione. Come si usa nel calcio, anche in caso di esonero la Juventus dovrebbe continuare a pagare Allegri per tutta la durata prevista dal contratto, a meno di accordi di quest’ultimo con altre squadre, o di una risoluzione consensuale con una lauta “buonuscita”. Negli ultimi bilanci della società ci sono state perdite per 250 milioni di euro, e sarebbe un’ulteriore spesa non semplice da sopportare.

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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