Scienza e tecnologia

Non solo in difesa, ora la cybersecurity potrà rispondere agli attacchi hacker

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L’Italia potrà rispondere agli attacchi hacker colpendo quei gruppi di pirati informatici, anche e soprattutto se mossi da paesi stranieri, che mettono a rischio la nostra sicurezza nazionale. Lo ha deciso il Governo inserendo, poco prima prima di Ferragosto, un articolo nel decreto aiuti. “Il presidente del Consiglio – si legge – può adottare misure di intelligence di contrasto in ambito cibernetico in situazioni di crisi o emergenza a fronte di minacce che coinvolgono aspetti di sicurezza nazionale e non siano fronteggiabili solo con azioni di resilienza, anche in attuazione di obblighi assunti a livello internazionale”. Uscendo dal burocratese, la decisione è di quelle assai rilevanti. Perché traccia, se mai qualcuno avesse ancora qualche dubbio, una linea chiara e importante: la guerra ibrida, e soprattutto quella cibernetica, è importante e dunque pericolosa come quella tradizionale. Gli Stati hanno dunque bisogno di potersi muovere e poter utilizzare dei mezzi di risposta, e non soltanto di difesa, veloci ed efficaci. Cosa che, fino a oggi, non sempre è potuto accadere.

Ad accelerare questo tipo di decisione è stato sicuramente il conflitto in Ucraina che ha messo in luce l’esigenza dei Paesi occidentali di muoversi con competenza e celerità in un settore che fino a pochissimo tempo fa era una giungla. È innegabile che in questo momento il pericolo principale arrivi dalla Russia e, in parte della Cina. Di Mosca sono le principali gang che, anche in Italia, hanno colpito paralizzando alcune delle infrastrutture strategiche del Paese: è successo con il sistema delle biglietterie di Ferrovie dello Stato, è successo con i siti dei principali ministeri italiani con il sospetto, ancora non cancellato, che possano essere stati anche rubati dei dati dai server del ministero degli Interni. “Accanto e a sostegno della guerra tradizionale con la quale purtroppo, con efferati effetti, il continente europeo è tornato a confrontarsi in questi mesi drammatici, si sta affermando una guerra di forma ibrida, pianificata ed alimentata da attacchi cibernetici” ha scritto il Copasir nella sua ultima relazione al Parlamento segnalando la gravità e complessità del fenomeno, appunto. E invitando a un intervento immediato.

Il governo Draghi, in realtà, si era mosso da tempo con la creazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale – guidata dal professor Roberto Baldoni con accanto come vice Nunzia Ciardi, la super poliziotta che guidava la Postale – e con una legislazione, fortemente voluta dal sottosegretario Franco Gabrielli, che puntava appunto a normare un capitolo che in Italia non era mai stato affrontato. In questo senso la decisione del Governo di prevedere la controffensiva è da leggersi – spiega a Repubblica una qualificata fonte – “come il completamento dell’iter intrapreso con la creazione dell’Agenzia”, dettato dalla necessità di aumentare gli strumenti di difesa. Un passaggio tanto delicato che il governo ha voluto chiuderlo sotto Ferragosto, con un’accelerazione dettata dalla crisi politica. “Perché – spiega Enrico Borghi, deputato del Pd membro del Copasir, che si era fatto portatore anche di un’iniziativa legislativa in questo senso – una possibilità di questo tipo è un’ulteriore garanzia nel mentre di una campagna elettorale come questa”.

Da un punto di vista pratico, in caso di un attacco cibernetico subito da una nostra infrastruttura, la nostra Intelligence potrà rispondere per disinnescare quell’attacco colpendo per esempio i server da cui sono partiti gli attacchi. Bisognerà chiaramente passare attraverso una procedura che prevede un’autorizzazione del presidente del Consiglio “in rapporto – si legge nel testo della norma – al rischio per gli interessi nazionali coinvolti, secondo criteri di necessità e proporzionalità”.

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