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Il vaccino che stiamo usando contro il vaiolo delle scimmie

L’8 agosto sono cominciate anche in Italia le vaccinazioni contro il virus del vaiolo delle scimmie, che dall’inizio dell’anno si è diffuso in più di 81 paesi in cui non era mai stato rilevato in precedenza e ha contagiato quasi 30mila persone. Il vaccino utilizzato è prodotto dall’azienda danese Bavarian Nordic con il nome commerciale Jynneos: è un vaccino realizzato per il ben più rischioso virus del vaiolo, malattia dichiarata eradicata nel mondo nel 1980, che già nel 2019 era stato autorizzato anche contro il vaiolo delle scimmie dalla Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia governativa statunitense che si occupa della sicurezza e della regolamentazione di cibi e farmaci. In Italia è stato temporaneamente autorizzato a questo scopo dal ministero della Salute a luglio.

I vaccini contro il vaiolo sono i primi della storia. La stessa parola “vaccino” deriva dal modo in cui erano fatti, cioè a partire da un virus simile a quello del vaiolo che infettava le mucche (Variolae vaccinae): a fine Settecento il medico britannico Edward Jenner aveva notato che le donne addette alla mungitura guarite dal vaiolo che colpiva i bovini non sviluppavano l’altra forma di vaiolo, molto più grave e mortale, e così cominciò a infettare le persone col pus di chi era stato colpito dalla malattia vaccina per creare una risposta immunitaria anche a quella umana. Il vaiolo era una malattia terribile che in media uccideva tre persone su dieci che venivano infettate e lasciava i sopravvissuti con molte cicatrici, a volte molto estese e profonde.

Proprio grazie ai vaccini il vaiolo poté essere eradicato: tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta in tutto il mondo furono condotte campagne di vaccinazione di massa obbligatorie che portarono a questo storico risultato. Il vaiolo è l’unica malattia infettiva per cui finora è stato raggiunto. In Italia la vaccinazione obbligatoria fu sospesa nel 1977 e abolita nel 1981.

Le persone con più di 46 anni dovrebbero essere protette dal virus del vaiolo delle scimmie perché i vaccini contro il vaiolo somministrati fino agli anni Settanta sembrano offrire una buona protezione anche contro questa malattia: secondo alcune ricerche hanno un’efficacia intorno all’85 per cento. Quei vaccini, detti “di prima generazione”, attualmente non sono più disponibili ma ne esistono di nuovi, sviluppati in anni più recenti.

Nonostante l’eradicazione infatti il virus del vaiolo esiste ancora, conservato con alte misure di sicurezza in due laboratori, uno negli Stati Uniti e uno in Russia, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di essere sempre preparati a una possibile nuova diffusione della malattia, «che avvenga un ritorno naturale, accidentale o intenzionale del virus vivo, o creato con una sintesi biologica». In particolare dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 il governo degli Stati Uniti si è attrezzato con grandi riserve dei vecchi vaccini contro il vaiolo, e a partire dal 2003 ha finanziato la Bavarian Nordic per la realizzazione di un nuovo vaccino, con minori effetti collaterali.

L’azienda ha sviluppato un vaccino che esiste in due versioni leggermente diverse per il processo di produzione ma analoghe per qualità: quella europea ha il nome commerciale Imvanex, quella statunitense Jynneos. Nel 2013 è stato approvato per l’uso contro il vaiolo nelle persone con più di 18 anni dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Nel 2019 la FDA l’ha approvato, anche contro il vaiolo delle scimmie: il 22 luglio l’EMA ha esteso l’indicazione d’uso per quest’altra malattia. Negli anni il vaccino è stato somministrato a militari, o a operatori sanitari o personale dei laboratori per proteggerli da eventuali esposizioni a virus del genere Orthopoxvirus, quello a cui appartengono sia il vaiolo che il vaiolo delle scimmie.

Jynneos/Imvanex è un vaccino che contiene una forma modificata del Vaccinia virus, lo stesso virus del genere Orthopoxvirus che veniva usato per i vaccini contro il vaiolo di prima generazione: tale versione è chiamata “Ankara”. Non causa lo sviluppo di una malattia nelle persone e non si può replicare nelle cellule umane. Si ritiene che la risposta immunitaria che genera prevenga o riduca la gravità delle infezioni da vaiolo delle scimmie, ma per ora i dati sulle somministrazioni sono limitati e non c’è una precisa percentuale di efficacia.

– Leggi anche: I complicati tentativi di cambiare nome al vaiolo delle scimmie

Jynneos/Imvanex non viene somministrato nello stesso modo dei vaccini contro il vaiolo di prima generazione, cioè con un ago particolare che inocula sotto la pelle diverse dosi di virus, causando una piccola escoriazione, bensì con gli stessi aghi con cui si effettuano altre vaccinazioni. Per questo a differenza dei vecchi vaccini non lascia cicatrici sul braccio.

Un medico indica la cicatrice di una precedente vaccinazione per il vaiolo sul braccio di un paziente durante uno studio sui vaccini del 2002. La piccola lesione al di sopra era dovuta a una vaccinazione appena fatta: i nuovi vaccini non la richiedono (Chris Livingston/Getty Images)

Viene somministrato in due dosi ad almeno quattro settimane di distanza nel caso di nessuna precedente vaccinazione contro il vaiolo. Le indicazioni d’uso prevedono la possibilità di un richiamo da una dose dopo più di due anni. Sono in corso degli studi per verificare che sia efficace a ridurre la gravità di un’infezione anche se somministrato dopo l’esposizione al virus del vaiolo delle scimmie.

Per il momento, vista l’attuale velocità di diffusione del virus del vaiolo delle scimmie, il ministero della Salute ha escluso la necessità di una campagna vaccinale di massa. Essendoci un numero limitato di dosi disponibili – non solo in Italia, anche negli altri paesi europei e negli Stati Uniti dato che non vengono fatte campagne vaccinali di routine – è stata data la precedenza alle categorie di persone considerate più a rischio di infezione: chi lavora in laboratori a contatto con il virus e le «persone gay, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM)» che hanno comportamenti sessuali considerati rischiosi dalle autorità sanitarie (sono indicati nel testo di una circolare del ministero della Salute).

– Leggi anche: L’equilibrio tra informare sui rischi del vaiolo delle scimmie ed evitare discriminazioni

La circolare del ministero spiega, tra le altre cose, che le reazioni avverse più comuni al Jynneos sono quelle tipiche dei vaccini che si risolvono in pochi giorni e non sono gravi; tra le rare reazioni avverse gravi che sono state segnalate nessuna è stata fatale. La circolare dice anche al momento si consiglia una vaccinazione con il Jynneos dopo almeno quattro settimane da una precedente vaccinazione contro il coronavirus e viceversa, e chiarisce che dato che il virus contenuto nel vaccino è non replicante questo può essere somministrato anche a persone con sistemi immunitari indeboliti e in persone positive al virus dell’HIV. È sconsigliato invece in gravidanza e durante l’allattamento, a scopo precauzionale, anche se i dati in merito sono limitati e non si conoscono potenziali effetti dannosi.

Oltre al Jynneos/Imnavex esistono anche altri vaccini contro il virus del vaiolo, uno dei quali è considerato utilizzabile anche contro il vaiolo delle scimmie negli Stati Uniti: si chiama ACAM2000 ed è un vaccino a virus vivo in grado di replicarsi – diversamente da Jynneos – più simile ai vaccini contro il vaiolo di prima generazione. Ha maggiori effetti collaterali e non può essere somministrato a persone con un sistema immunitario indebolito, alcune malattie della pelle o in gravidanza. Per questo è preferito l’uso dei vaccini di Bavarian Nordic.

– Leggi anche: Cosa fare in caso di contatto con un positivo al vaiolo delle scimmie

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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