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“Le banche trattengono i miei soldi per la guerra in Russia”

La storia dell’azienda a cui, per le sanzioni alla Russia, sono stati bloccati 300.000 euro senza sapere perché

“Sono due mesi che Banca Nazionale del lavoro di Roma  trattiene, senza dare alcuna spiegazione, 196.000 euro di una commessa che abbiamo fatto con un cliente russo prima dello scoppio della guerra. E da venti giorni altri 98.000 sempre dello stesso cliente. E tutto questo l’ho saputo dal mio cliente, perché la Banca non mi ha nemmeno informato del fatto. Adesso li chiamerò e li inviterò a gestire loro i pagamenti di stipendi, contributi, fornitori e bollette della mia azienda. Sono mesi che stiamo gestendo tutto con la finanza propria senza chiedere un centesimo alle banche e questi cosa fanno? si prendono anche i miei soldi, guadagnati grazie ai nostri sforzi e senza chiedere un euro alle banche.” A sfogarsi è Marco Timossi, ceo della Turla rfk, azienda di Paderno Franciacorta nel bresciano, che realizza in tutto il mondo impianti industriali per l’estrusione dell’alluminio.

Ha realizzato a dicembre 2021 due importanti commesse con due diverse aziende, una in Bielorussia ed una in Russia, per diversi milioni di euro. Ora lo scoppio della guerra ha messo l’azienda di fronte alla burocrazia allucinante legata alle sanzioni imposte dalla comunità internazionale alla Russia di Putin. La Banca nazionale del lavoro avrebbe trattenuto queste somme dell’azienda, in qualità di intermediario per questo tipo di operazioni tramite una filiale bancaria estera ( in questo caso la filiale austrica di Commerzbank), per non meglio precisate indagini su provenienza e legittimità delle somme, a quanto ci dice l’ufficio stampa della Banca da noi interpellato. “ Stiamo effettuando i normali controlli che fanno tutti gli istituti, come il nostro che in questo frangente operiamo da intermediario tra istituto estero e la banca italiana del cliente. Tutto questo sia ben chiaro viene fatto per tutelare i clienti in primis. Certo i tempi in questo caso sono stati un po’ lunghi, ma non dipende da noi, sono le normali procedure burocratiche che richiedono i propri tempi.”

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Il problema è che questi tempi richiesti dalla burocrazia ( quasi due mesi) si scontrano con quelli della gestione di un’azienda come Turla rfk, che deve pagare fornitori, dipendenti, contributi, bollette, spese che non possono certo aspettare le lungaggini burocratiche della Banca, soprattutto in una situazione complicata dal punto di vista economico come quella attuale. “ Il mio cliente ha provato in tutti i modi a agevolare il mio compito, ma alla fine anche lui si è dovuto arrendere, e il suo bonifico, dopo essere transitato da una banca austriaca, si è fermato alla sede di Roma della Banca nazionale del Lavoro, con cui noi tra le altre cose nemmeno lavoriamo.” Il fatto strano che al di là delle rassicurazioni fatte dalla Banca nazionale del Lavoro, il prolungato blocco dei soldi ( 55 giorni) è stato fatto senza addurre nessuna giustificazione nè spiegazione, malgrado l’azienda abbia utilizzato tutti i canali possibili per arrivare ad avere informazioni in merito.

Il ceo di Turla rfk ha compiuto tutti i passi possibili per dimostrare che quei soldi provenivano da un regolare contratto firmato ben prima che scoppiasse il conflitto e che facevano parte di un primo pagamento della commessa, che con grandi difficoltà stanno cercando di portare a termine. Ma i suoi tentativi si sono scontrati con il solito muro di gomma, che la burocrazia italiana erige in questi casi, rischiando, in un momento già difficilissimo per le imprese, di mettere in seria difficoltà un’azienda sana che lavora con tutto il mondo e che ha alle sue dipendenza 50 dipendenti. La banca Valsabbina, presso la quale Turla rfk aveva domiciliato il pagamento di queste fatture dalla Russia, afferma di non poter far nulla, non essendo stata nemmeno informata del blocco di tali fondi. “ Devono spiegarci quelli della Banca quale norma o legge hanno utilizzato per trattenere i soldi della Turla Rfk? perché io non ne ho trovato una. Se c’è qualcosa di irregolare che informino la magistratura, almeno così potremo far valere le nostre ragioni di fronte a loro e prendere le adeguate contromisure. Ma così si tratta di un’appropriazione indebita” dice il legale dell’azienda, che mostra una lettera della Banca d’Italia, che, informata dai legali di Turla della incresciosa vicenda, intima all’istituto bancario di fornire spiegazioni per questo inspiegabile blocco.

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Questo fatto, di per sé clamoroso, dimostra ancora una volta come le sanzioni imposte alla Russia di Putin, abbiano avuto l’effetto di colpire maggiormente le aziende italiane, che con la Russia lavorano, ed abbiano fatto poco più che il solletico alla Russia. Un recente articolo dell’Ispi, Istituti per gli studi internazionali, denota come solo il 19% degli stati mondiali ( anche se in rappresentanza del 59% del Pil mondiale) aveva aderito al programma di sanzioni imposte alla Russia. E le accuse dell’Ispi riguardavano anche la scarsa efficacia di queste stesse sanzioni:solo un terzo delle sanzioni economiche imposte nella storia ha raggiunto i suoi obiettivi. In particolare, l’efficacia delle sanzioni dipende dal fatto che siano non solo forti, ma anche imposte all’unisono da gran parte delle nazioni del mondo, in modo da ridurre la possibilità di scappatoie e partite di giro.” Inoltre come faceva notare il pezzo le entrate della Russia, proprio a causa del conflitto e dell’aumento delle materie prime, sarebbero addirittura aumentate, rispetto ad un anno fa ( 15 miliardi di dollari ad Aprile scorso contro i 10 di Aprile 2021). La regione più penalizzata è proprio la Lombardia, dove ha sede Turla rfk, che rappresenta il 28% dell’export italiano verso lo stato russo e il 18% dell’interscambio. 

“Ce ne sono a decine di aziende qui nel bresciano e in tutta la Lombardia che lamentano difficoltà enormi a poter lavorare normalmente con la Russia. E’ assurdo che noi dobbiamo il prezzo più alto per una guerra che i politici non sono riusciti ad evitare. Non chiediamo nulla a nessuno solo di poter lavorare e non di metterci i bastoni tra le ruote. È impensabile che senza nessuna giustificazione una banca blocchi i soldi che un’azienda ha legittimamente guadagnato non si sa ancora per quali recondite ragioni. Adesso basta, In Francia, Spagna e Germania fanno di tutto per aiutare le imprese, qui da noi sembra quasi che diamo fastidio. Noi siamo la parte produttiva di questo paese, ma per noi andare avanti a queste condizioni diventa ogni giorno sempre più complicato” Conclude scoraggiato Timossi. Come ultima beffa tre giorni fa la Bnl ha visto bene di rispedire i soldi al mittente, che incredulo ha informato Turla Rfk, che ora sta valutando quali ulteriori misure adottare per tutelare i propri interessi e recuperare le somme guadagnate onestamente e di cui invece ancora non può disporre.


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Fonte:https://www.affaritaliani.it/, Pubblicato il:

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