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C’è un accordo per sbloccare il grano ucraino

Venerdì pomeriggio è stato firmato un primo accordo per sbloccare le circa 20 milioni di tonnellate di grano ferme nei porti dell’Ucraina da mesi dopo l’invasione russa. L’accordo è stato raggiunto grazie alla mediazione del governo turco, che da settimane sta cercando di far dialogare le due parti. Due delegazioni di Ucraina e Russia sono andate a Istanbul, in Turchia, per incontrare separatamente una delegazione del governo turco e firmare l’accordo, alla presenza del segretario generale dell’ONU António Guterres e del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Russia e Ucraina non hanno firmato assieme, né hanno firmato lo stesso documento. Nel corso di una breve cerimonia, i rappresentanti dei due paesi hanno firmato separatamente due documenti «speculari» in cui l’altro firmatario era la Turchia, che ha fatto da garante dell’accordo, ma non hanno firmato tra di loro. Questo peculiare sistema è uno dei primi segnali che l’accordo, benché sia ovviamente uno sviluppo positivo, debba per ora essere valutato con estrema cautela: le due parti non si fidano l’una dell’altra, e potrebbe bastare pochissimo per farlo saltare.

Ma se le cose andranno bene, secondo le prime stime le navi cargo ucraine potranno partire già la prossima settimana.

Questo benché l’invasione militare russa nell’est dell’Ucraina non si sia minimamente arrestata e la Russia miri a espandere le sue conquiste oltre il Donbass. L’Ucraina ha già fatto sapere che, se l’accordo verrà intralciato da “provocazioni” russe, ci sarà una risposta militare immediata. Tutto ciò rende l’accordo ancora molto instabile, e i dubbi sulla sua reale riuscita sono parecchi.

– Leggi anche: La Russia non vuole fermarsi al Donbass

La prima delegazione ad arrivare venerdì a Istanbul era stata quella ucraina, guidata dal ministro delle Infrastrutture Oleksandr Kubrakov, che ha pubblicato su Twitter una foto del momento dell’incontro. Assieme a lui c’era anche il segretario generale dell’ONU Guterres, la cui presenza era stata richiesta dall’Ucraina come garanzia del rispetto dell’accordo. Più tardi nel pomeriggio è arrivata anche la delegazione russa, con il ministro della Difesa Sergei Shoigu.

Il problema principale del grano ucraino è che bloccato da mesi nei porti ucraini e rischia in molti casi di marcire se non verrà esportato in tempo. Inoltre se non verranno liberati i container dove si trova, non ci sarà spazio per tutto il nuovo raccolto che arriverà al termine dell’estate.

L’Ucraina è uno dei principali esportatori al mondo di grano e altre derrate alimentari, e il blocco delle esportazioni provocato dalla guerra sta generando una crisi alimentare gravissima in vari paesi del mondo, soprattutto in Medio Oriente e Africa.

Per questi motivi, trovare una soluzione velocemente era diventata una questione impellente non solo per l’Ucraina. Il grano è bloccato perché le acque intorno ai principali porti dell’Ucraina sul Mar Nero sono state in buona parte minate dall’esercito ucraino per impedire alle navi da guerra russe di condurre un’invasione.

I dettagli dell’accordo non sono ancora stati resi pubblici, ma sono stati in parte anticipati nei giorni scorsi dai media. Le acque intorno ai porti ucraini, e soprattutto intorno al porto di Odessa, il più grande e importante, non saranno sminate: è considerata un’operazione troppo lunga e complessa, ma soprattutto l’Ucraina non vuole lasciare spazio libero per un’eventuale invasione russa via mare. Le navi ucraine percorreranno quindi dei “percorsi sicuri” per evitare le mine.

Nel corso del viaggio le navi non saranno scortate militarmente e non ci potranno essere controlli sul carico da parte delle autorità russe. Le ispezioni verranno fatte in acque turche, da un gruppo di controllo di cui faranno parte funzionari delle Nazioni Unite, turchi, russi e ucraini. Le ispezioni erano state chieste soprattutto dalla Russia, nel timore che le navi ucraine, di ritorno nel proprio paese dopo aver consegnato il grano, possano nascondere nel carico armi occidentali.

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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