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Ci sono troppi concerti

La pianificazione e realizzazione dei concerti in Italia sta attraversando una fase insolita. I concerti sono da mesi tornati tra gli eventi culturali disponibili senza limitazioni legate alla pandemia, e la domanda del pubblico che era stata prevista dagli organizzatori e la posticipazione di concerti arretrati stanno creando una sovrabbondanza di eventi. I musicisti e i tecnici hanno più lavoro del solito, quasi tutti i principali festival musicali sono ripartiti e ne sono nati di nuovi. Manca tuttavia manodopera specializzata e la domanda per ora non sembra seguire l’offerta, benché il settore degli eventi dal vivo, di cui i concerti sono una parte, sia generalmente in crescita rispetto al periodo precedente alla pandemia.

Dato che la stagione dei concerti è iniziata a maggio ed è ancora in corso, i dati disponibili per il 2022 sono pochi e molto parziali, ma un indicatore significativo è l’aumento del numero di concerti organizzati all’interno dei grandi festival musicali.

È stato possibile riorganizzare la stragrande maggioranza dei principali festival bloccati nel biennio 2020/2021, e in molti casi la dimensione è aumentata rispetto al 2019, sia per quantità di artisti ospitati che per giorni sui quali l’evento si sviluppa. Per alcuni festival l’incremento è stato modesto, ma per altri la differenza è stata notevole: il Kappa Futur Festival di Torino è un giorno più lungo dell’edizione del 2019 e ha triplicato i palchi nel luogo dell’evento; il Lucca Summer Festival e il Locus Festival a Locorotondo, in provincia di Bari, hanno entrambi raddoppiato il numero degli artisti inseriti in programma; il Rock in Roma, dove si sono esibiti i Måneskin e Blanco, ha avuto circa il 50% in più di eventi organizzati.

Alcuni festival invece non sono sopravvissuti al blocco imposto dalle restrizioni governative, come il “Movement Torino Festival” e lo ”Home Festival” di Treviso, ma nel frattempo ne sono nati di nuovi, come “La Prima Estate” a Lido di Camaiore in provincia di Lucca.

Ma le cause dell’aumento degli eventi sono principalmente due, e hanno entrambe a che fare con la pandemia.

La prima è che molti concerti pianificati per il 2020 e per il 2021 sono stati rimandati al 2022, con una duplice aspettativa da parte degli organizzatori: che posticipando l’evento ci fosse la possibilità di tenere il concerto senza limitazioni e che questo attenuasse il numero di richieste di rimborsi. Entrambe le aspettative sono state soddisfatte, e molti degli eventi rimandati si sono accavallati ai nuovi eventi programmati per la stagione.

Luciano Ligabue, dopo un duplice rinvio dell’unica data prevista nel 2020 per l’evento “30 anni in un giorno”, ha tenuto il concerto a giugno 2022 pur mantenendo anche le sette date programmate per settembre all’arena di Verona. Il tour “Cremonini Stadi 2020” è diventato “Cremonini Stadi 2022”, con otto date in giro per l’Italia. Lo stesso discorso vale anche per alcuni artisti internazionali: Eric Clapton ad esempio ha riprogrammato per ottobre 2022 le tre tappe italiane del suo tour europeo in programma due anni fa.

La seconda ragione che ha portato all’aumento del numero dei concerti è stata la previsione degli organizzatori di una maggior domanda di eventi rispetto al 2019.

I due anni passati sono stati anni di offerta molto limitata, sia nella quantità che nella libertà di fruizione. Gli organizzatori si aspettavano che ci fosse, rispetto al livello pre-pandemia, più disponibilità da parte del pubblico ad acquistare nuovi biglietti per i concerti, ma per il momento questa aspettativa è disattesa. Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, associazione di produttori e organizzatori di eventi musicali che copre circa l’80% del mercato di settore, ha detto che la situazione del 2022 è «più o meno vicina all’anno 2019» con quasi 8 milioni di biglietti venduti. Nicholas Tozzo, Presidente e Direttore artistico del Circolo Magnolia, associazione non profit che gestisce l’omonimo locale milanese, ha parlato di «afflusso nettamente al di sotto delle aspettative» per l’intero settore.

Un elemento importante per il pubblico che va in controtendenza rispetto alla maggior offerta di eventi è l’aumento del costo medio dei biglietti. In alcuni casi gli incrementi sono stati minimi, come nel caso del Miami Festival organizzato dal Circolo Magnolia a Milano: Tozzo ha detto che «l’aumento del prezzo dei biglietti è stato minimo per scelta, per non rischiare un calo ulteriore delle presenze». In altri casi il prezzo è quasi raddoppiato, come per l’abbonamento a tutte le giornate del Viva! Festival di Locorotondo. Il festival ha lo stesso numero di artisti invitati e si svolge ad inizio agosto.

Anche in questo caso le ragioni sono principalmente legate alla pandemia. L’elemento principale è l’aumento del costo delle maestranze, ovvero di tutte le persone necessarie – dalla manodopera specializzata agli addetti alla sicurezza e ai manovali – per realizzare un festival o un concerto. La loro disponibilità sul mercato è calata rispetto al 2019, perché per sopravvivere al periodo pandemico, in cui il numero degli eventi era fortemente calato, molte persone hanno abbandonato il settore e hanno cambiato impiego. Si è così creata una mancanza di manodopera specializzata, che ha generato una difficoltà da parte degli organizzatori ad assumere personale e un aumento del prezzo orario dei professionisti.

La pandemia ha inoltre reso gli eventi in videoconferenza molto più comuni rispetto al passato, quasi sempre in sostituzione della modalità in presenza. Ora la necessità di partecipare a eventi a distanza non c’è più, ma è comunque moltiplicata la quantità di eventi ibridi, cioè in presenza ma con trasmissione da remoto. L’organizzazione degli eventi è diventata così più articolata, e ha richiesto e richiede tuttora più tecnici e più competenze per ogni singolo evento.

Oltre ai problemi interni al settore, alcuni aspetti esterni hanno influito sul costo dei biglietti. La reperibilità del materiale tecnico è diminuita in seguito alla crisi mondiale della catena di approvvigionamento, con la conseguenza che sia i tecnici che gli stessi organizzatori dei concerti hanno avuto e avranno costi fissi maggiori.

Un’altra causa importante del prezzo più alto dei biglietti è l’aumento del costo dell’energia. Il consumo stimato di energia di un concerto da stadio che duri due ore è intorno ai 280-300 kWh, la stessa consumata da un’abitazione col massimo delle utenze attivate per più di quattro giorni, e il costo per unità di energia rispetto al 2021 è raddoppiato nel primo trimestre del 2022, con nessun segnale di ribasso per il resto dell’anno.

L’eccessiva offerta di festival e concerti è un problema anche nel resto dell’Europa. Nel Regno Unito si era già visto qualcosa a fine 2021, quando alcuni organizzatori avevano notato un aumento più lento del solito nelle vendite dei biglietti per i festival estivi. In Spagna la APM (Associacion de Promotores Musicales) ha dato conto di una saturazione dei concerti e degli spazi disponibili, e Germán Quimasó, direttore dell’azienda Sonde3, produttrice di alcune delle più importanti band spagnole, ha detto al Pais che «non c’è abbastanza gente per tutti questi eventi». Riguardo al costo dei biglietti, un report basato sui dati europei di due società che vendono biglietti per concerti e pacchetti all-inclusive (Event Genius e Festicket) menziona a seconda dei casi un aumento dei prezzi tra due e due volte e mezza rispetto al 2019, oltre a segnalare un incremento significativo delle soluzioni di pagamento con piani dilazionati nel tempo.

Questo e gli altri articoli della sezione Tra cultura e pandemia sono un progetto del workshop di giornalismo 2022 del Post con la Fondazione Peccioliper, pensato e completato dagli studenti del workshop.

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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