Scienza e tecnologia

Epatite nei bimbi: i casi non sono aumentati

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La misteriosa impennata dei casi di epatite nei bambini che aveva messo in allarme gli scienziati poco più di un mese fa si è “sgonfiata” in seguito a un’attenta analisi condotta dai CDC, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Stati Uniti. I casi di infiammazione del fegato senza apparente spiegazione registrati in più Paesi non sarebbero in aumento rispetto a prima della pandemia di covid: in sostanza, non c’è nessuna nuova emergenza, semplicemente una maggiore consapevolezza di un fenomeno che esisteva da tempo, come peraltro anticipato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Senza causa nota. I risultati appena pubblicati fanno parte di un’indagine tutt’ora in corso su un gruppo di casi di epatite fulminante in bambini precedentemente sani registrati a partire da ottobre 2021 in 33 Paesi: 650 probabili casi in totale (dati aggiornati al 26 maggio 2022). L’epatite è un’infiammazione del fegato che può avere diverse origini. Può dipendere da fattori genetici, dall’esposizione a sostanze tossiche, alcol e droghe o da un’infezione virale: esistono i virus dell’epatite A, B, C, D, E, contro i quali ci si può vaccinare. Nei casi in questione, tuttavia, non si è riusciti a trovare una spiegazione logica comune.

Contagio da adenovirus? Tra le ipotesi più probabili c’era quella di una possibile infezione da adenovirus, una famiglia di patogeni molto comuni nei bambini che causano sintomi respiratori o gastrointestinali: un nutrito numero di pazienti risultava infatti positivo all’adenovirus del sottotipo 41, di norma responsabile di un’influenza lieve, ma potenzialmente pericoloso nei piccoli immunodepressi (per approfondire). Era anche stato ipotizzato un legame con la pandemia: la covid poteva per esempio aver lasciato i bambini più vulnerabili a nuove infezioni.

Nessuna impennata. Siccome c’è sempre stato, anche prima della covid, un piccolo numero di casi di epatite infantile senza una convincente spiegazione, gli esperti dei CDC hanno cercato di capire se le situazioni segnalate siano aumentate. Secondo lo studio, tra ottobre 2021 e marzo 2022 il numero di accessi al Pronto Soccorso o di visite mensili ospedaliere per sospetta epatite nei bambini statunitensi non è aumentato rispetto alla norma, misurata sull’anno 2017. Fortunatamente anche il numero di trapianti di fegato pediatrici è rimasto pressoché invariato.

Gli scienziati hanno anche studiato i dati di un’azienda che si occupa di analisi di laboratorio per sospette infezioni da adenovirus, la Labcorp; negli ultimi mesi i campioni di feci pediatrici positivi agli adenovirus 41 non sono aumentati rispetto agli anni precedenti la pandemia.

Dati contrastanti. Il risultato è un po’ diverso da quello comunicato dal Regno Unito, che invece ha osservato un leggero aumento di epatite rispetto a prima della covid. Poiché si tratta comunque di una circostanza rara e si ragiona su numeri molto contenuti, osservare un’effettiva crescita dei casi è complicato e la questione resterà materia di studio.

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