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Il crollo sul ghiacciaio della Marmolada

Sono sei i morti accertati nel crollo che domenica, nel primo pomeriggio, ha coinvolto una grossa porzione del ghiacciaio della Marmolada, il gruppo montuoso più alto delle Dolomiti. Si pensa però ci possano essere ancora diversi dispersi, anche se per ora non ci sono stime troppo affidabili. Ci sono anche una decina di feriti, escursionisti che come quelli rimasti uccisi stavano salendo la Marmolada per la via normale, la più facile e frequentata. Il crollo è avvenuto intorno alle 13.45, quando un enorme blocco di ghiaccio si è staccato nella parte sommitale della montagna, a oltre tremila metri, dove le temperature ieri hanno superato i 10 °C, molto superiori alla media per via della prolungata ondata di caldo in corso nel Nord Italia.

Il gran caldo è stato con ogni probabilità la causa del distacco, di dimensioni eccezionali: ha coinvolto un fronte di ghiaccio di decine di metri di larghezza, che è venuto giù lungo la parete Nord portandosi dietro per centinaia di metri una enorme quantità di ghiaccio e roccia, che ha travolto la via normale ed è passata non lontana dal rifugio Marmolada.

Le cordate coinvolte si trovavano nel cosiddetto Pian dei Fiacconi, lungo l’itinerario più comune per salire la Marmolada, che è un massiccio composto da più cime: il blocco si è staccato nei pressi di Punta Rocca (3.309 m), la seconda cima più alta, raggiunta anche da una funivia.

È una gita molto popolare tra appassionati di montagna, che non presenta difficoltà tecniche molto elevate ma si sviluppa in un ambiente di alta quota, pericoloso soprattutto nelle ore centrali della giornata quando sono maggiori le possibilità di distacco dei seracchi, le formazioni a torre tipiche dei ghiacciai. È il motivo per cui di solito si preferisce attraversare i ghiacciai nelle primissime ore della mattina. È probabile che le cordate travolte stessero scendendo.

Le operazioni di soccorso sono state imponenti e sono durate tutto il pomeriggio di domenica, per poi essere sospese in serata: l’area è stata evacuata perché si teme ci possano essere nuovi crolli, ed è pericolosa per gli stessi soccorritori.

Sul numero di dispersi c’è ancora incertezza: alcune stime dicono che potrebbero essere fino a quindici, ma si basano sulle testimonianze di chi era lì e ha fatto un’ipotesi delle cordate presenti. Domenica sera al parcheggio a valle c’erano ancora sedici auto, ma potrebbero includere quelle di alcune delle persone ferite trasportate in ospedale. Lunedì dovrebbe capirsi meglio quanti sono gli eventuali dispersi, ma i soccorritori si aspettano che il numero dei morti aumenterà. A sopravvivere è stato chi era ai margini della frana, in molti caso ferito dai detriti, mentre chi era nella traiettoria ed è stato travolto è morto, ha detto il capo del soccorso alpino locale Mauro Dorigatti.

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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