Politica

Sette storie dalle amministrative fuori dalle grandi città

Le storie più rilevanti del primo turno di elezioni amministrative del weekend appena trascorso sono la netta sconfitta della Lega, superata quasi ovunque da Fratelli d’Italia, e il forte ridimensionamento del Movimento 5 Stelle in tutti i principali capoluoghi di provincia. Ma uscendo dalle grandi città questa tornata di amministrative ha comunque prodotto diverse storie indicative e interessanti.

Lampedusa
Nell’isola siciliana il sindaco uscente Totò Martello, esponente del PD nel 2017 aveva battuto la compagna di partito Giusi Nicolini, è stato sconfitto da Filippo Mannino, 39enne ex assicuratore. Mannino si era già candidato sindaco nel 2017 col Movimento 5 Stelle ma a questo si presentava con una lista civica di centrodestra: nella sua lista fra i candidati consiglieri comunali c’era anche il coordinatore della Lega a Lampedusa, Attilio Lucia. Mannino ha preso il 1.987 voti, il 56,51 per cento totale, contro i 1.529 di Martello.

Nonostante in campagna elettorale si sia parlato poco dell’accoglienza dei migranti, da anni tema centrale nell’isola, negli anni Mannino ha molto criticato l’approccio di Martello ritenendolo eccessivamente morbido. In campagna elettorale ha però puntato su temi diversi come la raccolta dei rifiuti e la gestione dell’acqua sia a Lampedusa sia a Linosa, una vicina isola con cui Lampedusa condivide l’amministrazione comunale, ma si è anche definito portavoce delle esigenze degli isolani più giovani contro quella che ha definito la «vecchia politica». «La gente ha scelto di cambiare e voglio ringraziarla per questo appoggio e questo sostegno che mi ha dato in questo percorso, finalmente il rospo che tenevo in gola è riuscito a uscire», ha detto Mannino dopo essere stato eletto.

Ventotene
Nella piccola isola in provincia di Latina, famosa per il manifesto europeista scritto nel 1941 dagli intellettuali e politici Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi mentre si trovavano al confino, era candidato a sindaco anche Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, partito vicino agli ambienti dell’estrema destra cattolica. Adinolfi, che non ha alcun rapporto con l’isola, si era presentato a maggio con un programma che prevedeva soprattutto la promessa di attrarre 50 giovani coppie sull’isola attraverso aiuti economici, in modo che facessero figli e ripopolassero l’isola. Aveva annunciato una candidatura già nel 2017, spiegando che «da Ventotene vogliamo far ripartire un’Europa della vita, un’Europa diversa e cristiana».

Adinolfi non ha preso nemmeno un voto. Il nuovo sindaco è l’ex segretario del Comune, Carmine Caputo, eletto con 274 voti, pari al 55,02 per cento. Il Partito Gay LGBT+, che si era candidato per contrastare Adinolfi, ha preso invece un voto.

Sesto San Giovanni
In provincia di Milano si è votato in 11 comuni sopra ai 15mila abitanti. Il più popoloso fra questi era Sesto San Giovanni, un tempo storica città operaia e di sinistra tanto da guadagnarsi il soprannome di “Stalingrado d’Italia”, che coi suoi 76mila abitanti ne conta più di molti capoluoghi di provincia. I due principali candidati erano il sindaco uscente Roberto Di Stefano – il primo di destra nella storia della città, eletto con la Lega nel 2017 in seguito a una campagna incentrata sulla contrarietà a realizzare una moschea – e Michele Foggetta, segretario locale di Sinistra Italiana, che alle primarie aveva battuto il candidato del Partito Democratico.

Ad animare la campagna elettorale erano state soprattutto due questioni: il nuovo stadio del Milan, che potrebbe essere costruito nell’area delle ex acciaierie Falck, a cui Di Stefano è molto favorevole e Foggetta molto contrario, e alcune contestatissime frasi dette in passato da Foggetta su Israele. I due andranno infine al ballottaggio: Di Stefano ha ottenuto il 48,89 per cento dei voti, di cui gran parte andati alla lista civica che porta il suo nome, mentre Foggetta il 38,43 per cento.

Di Stefano insieme al segretario della Lega, Matteo Salvini (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

Ischia
Nella celebre isola al largo di Napoli è stato rieletto sindaco Enzo Ferrandino, del centrosinistra, con una percentuale altissima: il 93,71 per cento, pari a 10.551 voti. La sue rielezione era scontata: è sostenuto esplicitamente dal Partito Democratico della Campania e dall’amministrazione regionale di Vincenzo De Luca. Secondo il Corriere del Mezzogiorno Ferrandino è stato anche il sindaco più votato d’Italia fra quelli che avevano almeno un avversario. Ferrandino ne aveva solo uno, non particolarmente forte: Gennaro Savio del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista (PCIML), un piccolissimo partito di estrema sinistra fondato da suo padre Domenico, morto due anni fa.

Rieti
Nei giorni precedenti al voto i giornali nazionali avevano dedicato qualche articolo a un esperimento che il Movimento 5 Stelle aveva provato a fare a Rieti, presentandosi con una lista chiamata Rieti ConTE che rinviava esplicitamente al nome del presidente del partito, Giuseppe Conte. Stando ai retroscena politici, inserire in qualche modo il nome di Conte nel simbolo del M5S è uno degli espedienti che il partito sta valutando in vista delle elezioni politiche del 2023 per capitalizzare il supposto buon consenso personale di Conte. A Rieti però non ha funzionato: la lista ha ottenuto soltanto 351 voti ed è arrivata ultima fra quelle che sostenevano il candidato del centrosinistra Simone Petrangeli, sconfitto al primo turno da Daniele Sinibaldi del centrodestra.

Desenzano sul Garda
Che la Lega al Nord possa aver perso parecchi consensi a favore di Fratelli d’Italia sembra confermato anche dal voto di Desenzano sul Garda, il più grande comune in provincia di Brescia in cui si rinnovava il sindaco. A Desenzano è stato rieletto il sindaco uscente, l’architetto Guido Malinverno, leghista, che ha vinto al primo turno esattamente come cinque anni fa.

Nel 2017 però la Lega era stata il partito più votato della coalizione con 1.574 voti, il 14,5 del totale. Domenica la Lega ha perso poco meno di 200 voti, ma soprattutto rispetto a cinque anni fa li ha quasi triplicati Fratelli d’Italia, che è passata dai 638 del 2017 ai 1.744 attuali. È un risultato che rende il partito di Giorgia Meloni il più votato della coalizione, sebbene in questi anni abbia lavorato con un sindaco leghista e nonostante una settimana prima del voto Matteo Salvini fosse venuto in città per un comizio a favore di Malinverno.

Forte dei Marmi
Nella nota località turistica in provincia di Lucca, in Toscana, i principali candidati erano due cugini: il deputato del Partito Democratico Umberto Buratti, già sindaco dal 2007 al 2017, e suo cugino Bruno Murzi, candidato del centrodestra unito. Alla fine ha vinto al primo turno il sindaco uscente, Murzi, col 64,82 per cento dei voti contro il 30,42 per cento di Buratti, che ha già promesso una opposizione «sicuramente costruttiva».

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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