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Alla Consulta parte la rivoluzione dell'udienza: garantito il contraddittorio tra giudici e avvocati

ROMA – Dal sogno alla realtà. Ecco cosa diceva Giuliano Amato, il presidente della Consulta, giusto a gennaio, intervistato dalla portavoce della Corte Donatella Stasio, nelle prime pagine dell’Annuario con il bilancio delle cose più importanti fatte nel 2021. Il suo, in quel momento, era un desiderio, che nascondeva però un’intenzione precisa: “Quel che mi piacerebbe vedere nel giudizio costituzionale è un vero dialogo durante le udienze, che troppo spesso sono un susseguirsi di monologhi, del relatore e degli avvocati delle diverse parti, anziché essere, come accade in altre Corti, un confronto vivo, fatto anche di domande e di risposte. C’è, ogni tanto, qualche cenno, ma se penso alla Corte suprema americana o anche alle nostre Corti europee, mi sento molto più indietro”.

Quel “desiderio” – adesso – è diventato realtà. Le udienze pubbliche della Corte non saranno più quello che sono state per oltre sessant’anni, e cioè un rito scontato, anche stanco, con il giudice relatore della causa che espone il caso, e poi via via gli avvocati che rendono pubblica la loro posizione. E ancora l’Avvocatura dello Stato che mette in campo la posizione del governo. Un rito, appunto. Con tutti testi scritti. E naturalmente senza alcuna sorpresa. Senza alcuna interlocuzione. Senza domande, né risposte.

Ma dal 21 giugno tutto cambia. E anche le udienze alla Consulta assomiglieranno a quelle della Suprema corte Usa, o a quelle delle grandi Corti europee, quella dei diritti umani di Strasburgo e quella di Giustizia del Lussemburgo. Niente sarà più “imbalsamato” come oggi, il contraddittorio sarà garantito. I giudici della Consulta potranno porre domande agli avvocati, che a loro volta risponderanno. Un vero contraddittorio. Una rivoluzione anche per chi – come la stampa – in tutti questi anni ha considerato le udienze della Corte del tutto prive di appeal. “Non c’è notizia” eravamo soliti dirci tra di noi.

E invece adesso, alla “notizia”, ecco la reazione di Massimo Luciani, uno dei costituzionalisti più accreditati per la sua bravura, ospite ricorrente delle udienze per il suo portafoglio clienti: “Siamo di fronte davvero a un’innovazione importante, e che renderà le udienze dei momenti di vero e utile confronto”.

Dice ancora Luciani: “Servono le udienze? La risposta è sì, ma a condizione che siano occasioni di autentico confronto, non stanchi rituali che non aggiungono nulla alle difese già acquisite agli atti. La Corte costituzionale l’ha inteso benissimo, e ora ha finalmente cambiato le proprie regole processuali, introducendo un meccanismo di dialogo con gli avvocati che s’annuncia molto utile. La Corte potrà porre quesiti specifici, così costringendo i difensori a concentrarsi sull’essenziale e a non ripetere cose già scritte. E gli avvocati avranno la possibilità di spiegare meglio le tesi difensive, con beneficio anche per il giudice. La nuova disciplina costringerà tutti a impegnarsi di più, certo, ma non sarà affatto fatica sprecata”.

E così sarà. Basta scorrere le novità annunciate dalla Corte. Che descrivono come funzionerà il nuovo processo costituzionale. Un botta risposta che potrà essere anche ricco di suspense costituzionale. Cinque giorni prima di ogni udienza, il giudice che relaziona sulla singola causa potrà rivolgere domande scritte agli avvocati che rappresentano la controparte per la singola causa. La relazione iniziale dell’udienza sarà sostituita da una sintetica introduzione dello stesso giudice relatore, che di regola non supererà i cinque minuti. E poi, eccoci al contraddittorio. Durante l’udienza ciascun avvocato avrà a disposizione, di regola, quindici minuti per esporre le proprie difese e rispondere alle domande scritte del relatore. Ciascun giudice poi, quindi non solo il relatore, potrà a sua volta interloquire direttamente con gli avvocati, anche interrompendoli con domande e obiezioni, arricchendo così la discussione della causa. E tutto questo non sarà “prevedibile”, non sarà solo “scritto”, ma porterò il contraddittorio tra le pareti della Consulta.

Come scrive la stessa Corte annunciando la sua “rivoluzione”, “con le modifiche approvate, l’udienza diventerà non solo più vivace, ma soprattutto più utile ai fini della decisione della Corte stessa”. Quindi obbligatoriamente, a questo punto, da seguire.

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