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Le truffe sui contratti di gas e luce che sfruttano la guerra in Ucraina

Le conseguenze della guerra in Ucraina sul settore energetico hanno incluso anche quelle sulle truffe sui contratti di gas e luce. Tecnicamente si parla di “contratti non richiesti”: si tratta, come stabilisce il Codice del consumo, di contratti stipulati in seguito a pratiche commerciali considerate ingannevoli per indurre il consumatore a compiere una scelta che altrimenti non avrebbe fatto. Sono, per capirsi, quelli che propongono alcuni call center che agiscono ai limiti della legalità, o da quelle persone che entrano nei condomini per suonare i campanelli e, spesso rivolgendosi preferenzialmente agli anziani, chiedono di vedere una bolletta proponendo risparmi in cambio del passaggio a un altro gestore.

I contratti non richiesti sono sia quelli di utenti che sostengono di non averli mai stipulati, sia quelli sottoscritti dopo aver ricevuto informazioni false o fuorvianti sulle caratteristiche o sul prezzo, quelli in cui mancano informazioni importanti, e anche quelli in cui può esserci confusione su quale sia veramente la società coinvolta. Formalmente il contratto diventa valido solo con la firma su un documento, che però può essere «composto da moltissime pagine, scritto in corpo piccolo», spiega Marco Vignola, responsabile energia di consumatori.it. «E purtroppo il consumatore è dotato spesso di scarsa consapevolezza: leggere i contratti di luce e gas non è facile e tantomeno saper comprendere bene le bollette».

Gli operatori che telefonano a casa per proporre nuove tariffe «molto convenienti» di luce e gas fanno leva in questo periodo sull’ansia generata dalla guerra in Ucraina. La telefonata spesso inizia proprio così: «Come sa, la guerra tra Russia e Ucraina provocherà forti aumenti delle bollette…». In realtà i rincari delle bollette di luce e gas vanno avanti ormai consecutivamente da 18 mesi. Il conflitto in Ucraina però ha generato ancora maggiore preoccupazione nei consumatori, che quindi spesso in queste settimane sono interessati a tariffe più convenienti.

Gli argomenti sfruttati dai call center che propongono cambi di gestore sono però anche altri, e a volte sono proprio falsi. Un’introduzione frequente riguarda la fine della maggior tutela, cioè quella possibilità attualmente presente sul mercato energetico italiano che prevede l’erogazione di gas e luce alle tariffe stabilite dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Si differenzia dal cosiddetto mercato libero, che esiste dal 2007 e in cui gli operatori offrono le tariffe che vogliono. La fine della maggior tutela, rivolta oggi alle famiglie e alle piccole imprese che ancora non hanno scelto un operatore sul mercato libero, era già prevista per il 1° luglio 2019, ma poi ci fu un rinvio all’anno successivo seguito da altri due, fino a quello inserito nel decreto milleproroghe del 2021 dal governo Draghi. Dal 2024, i gestori della maggior tutela chiuderanno: tra questi anche il Servizio elettrico nazionale, ex Enel Servizio Elettrico (Enel opera nel mercato libero).

Sarà la fine di un processo iniziato nel 1999 con il decreto Bersani. Da allora gradualmente sono state liberalizzate produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita fino ad arrivare, nel 2007, alla completa liberalizzazione. Ovviamente per il passaggio al mercato libero non si dovrà per forza aspettare il 1° gennaio 2024 (per le aziende più grandi il passaggio definitivo è avvenuto a fine del 2021) ma può essere scelto anche prima. Il passaggio è gratuito e non ci prevede interventi tecnici sui contatori.

Le offerte del mercato libero sono in teoria più convenienti di quelle del mercato tutelato e prevedono sconti, promozioni, punti fedeltà e altre opzioni legate al marketing. Inoltre, mentre i prezzi del mercato tutelato cambiano ogni tre mesi in base a domanda e offerta del mercato all’ingrosso, nel mercato libero si può firmare un contratto a prezzo bloccato o in indicizzato, sempre che l’azienda fornitrice lo offra.

Insomma, con il passaggio al mercato libero si risparmia. Il problema, però, è appunto, capire bene a quale offerta si aderisce e soprattutto non cedere a proposte all’apparenza assai convenienti, ma che poi si rivelano più o meno delle truffe e portano a contratti non richiesti.

Innanzitutto, la cosa da capire è da chi arriva l’offerta. A telefonare infatti sono società di teleselling che agiscono da intermediari, con l’obiettivo di far sottoscrivere contratti di fornitura di luce e gas con uno dei venditori che operano sul mercato. «Queste società vengono spesso pagate a cottimo e quindi l’operatore telefonico cerca in tutti i modi di convincere il possibile cliente ad accettare l’offerta», dice Vignola. Può sembrare assurdo, ma capire quale sia l’azienda con cui ci viene proposto un contratto non è sempre semplice. Arrivano infatti telefonate in cui l’operatore dice di chiamare a nome della stessa ARERA, che però è l’autorità di regolazione del settore e non un’azienda fornitrice. Oppure l’operatore esordisce dicendo di chiamare a nome di “Mercato Libero”, una formula che però non significa nulla. Ma gli espedienti per convincere gli utenti sono moltissimi, da chi offre di non pagare gli oneri fissi (cosa che non è possibile) a chi spiega che «proprio ieri il governo ha deciso aumenti di gas e luce, non l’ha saputo? Se aderisce alla nostra offerta gli aumenti non valgono». O ancora, ci sono operatori di call center che dicono di chiamare a nome di associazioni di consumatori, ma anche questo approccio è truffaldino.

L’obiettivo della telefonata è farsi dare le informazioni minime necessarie: codice fiscale, indirizzo, Pod (Point of delivery) e Pdr (Punto di riconsegna dell’utenza del gas) per attivare un contratto. Per capire per chi lavorano poi realmente queste agenzie è necessario farsi mandare la documentazione contrattuale. Ma anche quando arriva il contratto potrebbe non essere facile capire da chi esattamente si sta ricevendo l’offerta. Sul mercato italiano ci sono 862 società fornitrici di energia elettrica, sia per il mercato libero che per il mercato tutelato, e 632 fornitrici di gas, anche in questo caso sia libero sia tutelato. È un numero enorme che fa anche capire come la concorrenza tra le varie società sia serrata.

«Se si legge attentamente la bolletta della luce», spiega Vignola, «si scopre che il costo della materia prima rappresenta circa il 40-45% del totale mentre il resto riguarda la spesa per trasporto e gestione del contatore, i cosiddetti oneri di sistema, le imposte». Gli oneri di sistema sono gli importi fatturati per coprire i costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico. Per esempio, si pagano gli incentivi alle fonti rinnovabili, la copertura delle agevolazioni, la dismissione delle centrali nucleari, la copertura del bonus elettricità, le agevolazioni per le imprese che consumano molta energia nel loro ciclo produttivo. La sigla Asos indica per esempio la componente della spesa per oneri di sistema relativi al sostegno alle energie ricavate da fonti rinnovabili, mentre la voce Arim descrive la spesa per oneri di sistema destinati a incentivazioni, agevolazioni, sostegni, bonus e integrazioni di vario tipo.

Nella bolletta del gas gli oneri di sistema rappresentano un voce più bassa e riguardano  costi di interventi per il risparmio energetico e lo sviluppo di fonti rinnovabili, i costi di commercializzazione di vendita del gas al dettaglio, i bonus che servono a finanziare i clienti domestici che si trovano in difficoltà economiche. Nella bolletta del gas le imposte di consumo, compresa l’addizionale regionale e l’imposta sul valore aggiunto, contano più o meno per il 38%-40%; 20% del totale della bolletta sono per il trasporto e l’uso del contatore; 4% gli oneri di sistema. Chi offre contratti privi di oneri di sistema sta commettendo una truffa: al pagamento degli oneri non ci si può sottrarre e lo stesso riguarda le tasse.

I consigli delle associazioni che tutelano i consumatori sono quelli ovviamente di non comunicare dati sensibili senza essere certi dell’identità di chi li chiede, e del gestore per cui lavora. Lo stesso vale per i codici Pod e Pdr, oltre naturalmente ai dati della carta di credito. Non bisogna credere a chi sostiene che è giunto il momento di cambiare fornitore perché poi sarà troppo tardi, e in generale occorre fare attenzione alle parole pronunciate al telefono. Il sito Conusmatori.it spiega che un sì pronunciato al telefono potrebbe essere registrato e utilizzato fuori contesto per attivare un contratto. Un consiglio è quello, per esempio, di dire «sono io», anziché «sì» quando l’addetto del call center chiede conferma in merito all’identità.

Bisogna poi stare attenti alle truffe porta a porta. Venditori che si presentano spacciandosi per operatori di una grande azienda ma che in realtà operano per altre società. Il 6 aprile l’Enel ha diffuso un comunicato:

«Chiunque si presenti a domicilio per conto di Enel Energia, che si tratti di dipendenti o di personale esterno incaricato, deve essere munito di tesserino plastificato con foto e dati di riconoscimento. Se qualcuno si presenta a nome dell’azienda bisogna sempre chiedere di visionare il tesserino con tutti i riferimenti. Inoltre, nessuno è autorizzato a riscuotere o restituire somme di denaro a domicilio per conto di Enel. Per ulteriore verifica, il cliente può accertare con una telefonata al numero verde 800 900860 (Enel Energia) che l’agenzia di vendita faccia realmente parte di quelle che lavorano per Enel. Chi presenta offerte per conto di Enel Energia è in possesso di moduli e materiali informativi chiaramente riferibili all’azienda. Enel Energia invita quindi a richiederne la visione e ricorda che è comunque opportuno leggere bene prima di firmare ogni documento».

Se un utente firma un contratto e solo in un secondo momento si accorge di aver sottoscritto cose diverse da quelle che gli erano state prospettate può far valere il diritto di ripensamento entro 14 giorni . Questo vale esclusivamente per contratti sottoscritti fuori dai locali commerciali. L’altra possibilità è quella di chiedere una procedura di ripristino che serve a far tornare il cliente con il proprio vecchio venditore.
Questa procedura però può essere applicata solo se il nuovo venditore, quello “non richiesto”, è iscritto nell’apposito elenco delle società che aderiscono su base volontaria a questa procedura.

Il venditore non richiesto deve stornare le bollette che ha eventualmente emesso ed emetterne di nuove applicando ai consumi del periodo le condizioni del servizio di maggior tutela. Deve anche scontare al cliente la componente relativa a commercializzazione e vendita. Un aspetto molto importante della procedura è che in caso di reclamo per contratto non richiesto il venditore non richiesto non può chiedere al distributore la sospensione della fornitura per morosità, fino alla conclusione della controversia. In pratica non può chiedere che al cliente venga tagliata la luce o il gas.

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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