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Oggi si vota anche in Slovenia

Oggi in Slovenia si vota per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento, composta da 90 membri eletti con sistema proporzionale. I sondaggi dicono che sarà un testa a testa tra il partito conservatore, populista e anti-immigrazione dell’attuale primo ministro Janez Janša e un nuovo partito, liberale e progressista, guidato da Robert Golob, ex amministratore delegato di una grande azienda energetica statale. Nessuno dei due partiti raggiungerà però la maggioranza assoluta – i sondaggi dicono che sono entrambi vicini al 25 per cento – e dovrà quindi fare accordi con altre forze politiche nel tentativo di formare un governo di coalizione.

La Slovenia, che nel 2004 fu il primo stato dell’ex Jugoslavia a entrare nell’Unione Europea, ha circa due milioni di abitanti e nell’ottobre di quest’anno vi si terranno anche le elezioni presidenziali. Così come in Italia, c’è una repubblica parlamentare in cui il primo ministro è nominato dal presidente ma di fatto scelto dal parlamento. A differenza dall’Italia, però, il presidente è eletto dalo popolo. L’attuale presidente, in carica dal 2012 e rieletto per un secondo mandato nel 2017, è il socialdemocratico Borut Pahor.

Janša, che ha 63 anni, è invece primo ministro dal 2020 e lo era già stato tra il 2004 e il 2008 e poi ancora tra il 2012 e il 2013. È presidente di SDS (il Partito democratico sloveno) dal 1993 ed è considerato un politico molto vicino al primo ministro ungherese Viktor Orbán, che governa in maniera semi-autoritaria ed è noto per le sue posizioni illiberali. Janša in passato si era inoltre detto ammiratore dell’ex presidente statunitense Donald Trump.

Janez Janša e sua moglie al seggio elettorale (EPA/ANTONIO BAT)

Janša ha cambiato orientamento politico più volte – era stato un giovane comunista, è stato socialdemocratico, pacifista, sostenitore della guerra in Jugoslavia, poi liberale, e negli ultimi anni più vicino all’estrema destra – ed è uno dei principali protagonisti di tutta la storia recente della Slovenia, cominciata nel 1991 con l’indipendenza dalla Jugoslavia. Janša è anche stato due volte in carcere: la prima come dissidente politico e la seconda – per sei mesi, nel 2014– in seguito a una condanna per corruzione.

Ora Janša è un nazionalista conservatore con una forte retorica anti immigrazione. Negli anni ha presentato progetti di riforma per limitare la libertà dei media e vorrebbe fare lo stesso con la magistratura, e da quando è tornato al governo ha accentrato il potere nelle sue mani e soffocato le voci critiche.

Nel 2018, dopo le precedenti elezioni il partito di Janša fu il più votato ma lui non divenne primo ministro perché gli altri partiti si accordarono per escluderlo dalla carica, formando un governo di minoranza di centrosinistra con a capo Marjan Šarec. Il governo durò però solo un paio di anni e nel marzo 2020, in piena pandemia, Janša era stato nominato primo ministro per la terza volta.

Secondo i critici e l’opposizione, ma anche secondo i media internazionali, Janša ha utilizzato il periodo di crisi provocato dal coronavirus per rafforzare il suo potere e soffocare le voci critiche. Ha adottato misure pubbliche molto pesanti per contrastare la pandemia senza consultare le autorità sanitarie; ha attaccato pubblicamente i giornalisti (ha definito il giornalista investigativo Blaž Zgaga un «paziente psichiatrico») e le ONG; ha riunito otto agenzie del governo (tra cui quelle che si occupano di trasporti pubblici, posta, energia) in un’unica agenzia: ufficialmente per ridurre i costi, secondo i critici per aumentare il suo controllo sullo stato.

– Leggi anche: I timori per la libertà di stampa in Slovenia

In questi mesi Janša ha anche spinto per un approfondimento dell’alleanza con l’Ungheria: vorrebbe infatti unificare le reti elettriche dei due stati e costruire congiuntamente un oleodotto che passi per i due paesi. Cosa che, come ha scritto il Financial Times, ha fatto sì che si parli di “ungarizzazione della Slovenia”. Il 15 marzo di quest’anno Janša era stato uno dei primi leader europei ad andare a Kiev, in Ucraina.

– Leggi anche: La notevole visita dei tre leader europei a Kiev

Per quanto riguarda l’opposizione, nonostante alcuni anni di attività politica e gli anni passati alla guida di una grande azienda energetica statale, fino a pochi mesi nessuno vedeva nel 55enne Robert Golob un possibile futuro primo ministro sloveno. Le cose sono cambiate rapidamente dopo che nei primi mesi del 2022 Golob è diventato leader di un nuovo partito fondato nel maggio 2021, che è una sorta di evoluzione di un precedente partito ambientalista.

Dal gennaio di quest’anno il partito si chiama Movimento Libertà (GS) e negli ultimi mesi si è distinto per un programma che punta molto sulla lotta al cambiamento climatico e su una serie di riforme progressiste. Anche a prescindere dai punti del suo programma, gli analisti e i commentatori politici ritengono che il principale merito di Golob sia stato presentarsi come un politico nuovo e carismatico, capace di rappresentare queste elezioni come una scelta tra democrazia e autocrazia.

Robert Golob su un manifesto elettorale (AP Photo/Darko Bandic)

Sembra che dopo queste elezioni – in cui è prevista un’affluenza pari circa al 60 per cento, dieci punti percentuali in più rispetto alle elezioni parlamentari del 2018 – Golob potrebbe avere buone possibilità di formare una coalizione di centro-sinistra, cosa che sembra invece più difficile possa fare Janša nel centro-destra.

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Fonte:https://www.ilpost.it/, Pubblicato il:

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