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L’Oscar al miglior film d’animazione va ripensato?

Vent’anni fa fu assegnato il primo premio Oscar di sempre al miglior film d’animazione, che si aggiunse a quello per il miglior cortometraggio animato, assegnato fin dagli anni Trenta del Novecento. Era il primo nuovo premio dopo che nel 1982 era stato creato quello per il miglior trucco, e fu introdotto perché i film di animazione erano sempre più numerosi, visti e apprezzati. Già allora, però, ci fu chi criticò la scelta temendo che avrebbe isolato i film d’animazione impedendo ai migliori tra loro di vincere altri premi, compreso quello per il miglior film.

È una critica ancora attuale, visto che molti continuano a pensarla così, aiutati nelle loro argomentazioni da quanto visto in questi ultimi vent’anni e dai paralleli dubbi sul fatto che il premio al miglior film sia diventato nel frattempo troppo commerciale e americano. Insomma: l’Oscar al miglior film d’animazione compie vent’anni, ed è tempo di bilanci, che per molti sono tutt’altro che positivi.

La decisione di istituire l’Oscar per i film d’animazione fu presa nel 2000, alla fine di un decennio segnato dal cosiddetto “Rinascimento Disney” e in anni in cui quello che era stato un quasi incontrastato dominio proprio di Disney iniziava a essere messo in discussione dalla Pixar (che solo nel 2006 fu comprata dalla Disney), dalla DreamWorks e, in misura minore, da case di produzione straniere come la Aardman Animations e lo Studio Ghibli. C’era inoltre una notevole – e col senno di poi giustissima – fiducia verso quello che i computer avrebbero potuto fare in quel settore.

Gli Oscar, va detto, non erano stati del tutto indifferenti a quanto stava succedendo: come già era accaduto nel 1938 per Biancaneve e i Sette Nani, anche nel 1988 e nel 1995 l’Academy – l’associazione che assegna gli Oscar – aveva dato premi speciali a Roger Rabbit e Toy Story. E già nel 1991 La bella e la bestia era stato il primo film d’animazione a essere candidato all’Oscar per il miglior film, poi vinto dal Silenzio degli innocenti.

L’aumentare della concorrenza e delle produzioni, unita a una intensa attività di lobbying da parte dagli interessati, portarono infine all’istituzione di un apposito Oscar per l’animazione. Le regole iniziali, poi cambiate nel corso degli anni, prevedevano che i film candidati fossero tre o cinque a seconda del numero totale di film candidabili, e che a scegliere quali film d’animazione candidare sarebbero stati solo gli addetti ai lavori. Nel 2002, i tre candidati furono Jimmy Neutron – Ragazzo prodigio, Monsters & Co. e Shrek. Vinse quest’ultimo, dopo essere arrivato vicino, si dice, alla candidatura a miglior film.

– Leggi anche: Shrek cambiò l’animazione

Negli anni successivi vinsero, nell’ordine: La città incantata, Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili, Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro, Happy FeetRatatouilleWALL•EUp, Toy Story 3 – La grande fuga, Rango, Ribelle – The Brave, Frozen – Il regno di ghiaccio, Big Hero 6 Inside Out. Negli ultimi cinque anni, il premio è andato a Zootropolis, Coco, Spider-Man – Un nuovo universoToy Story 4Soul. In 11 occasioni, a vincere è stata la Pixar, e in cinque delle restanti nove il premio è andato a un film prodotto dalla Disney o a uno della Dreamworks.

Tra tutti questi film, due soli sono stati anche candidati all’Oscar per il miglior film (nel frattempo ampliato a più di cinque candidati): Up e Toy Story 3, nel 2010 e nel 2011. È considerato una rarità il fatto che Inside Out fu candidato insieme ai film non d’animazione per la sua sceneggiatura, e da allora le principali critiche per una candidatura mancata riguardarono WALL•E, uscito nel 2008 e a cui furono preferiti Ratatouille (vincitore, e a sua volta della Pixar), Persepolis e Surf’s Up – I re delle onde.

Sebbene tra i film d’animazione premiati in questo ultimo ventennio molti siano entrati di fatto nella storia del cinema recente, quasi nessuno è riuscito a uscire, agli Oscar, dal recinto dell’animazione. È inoltre piuttosto evidente come, seppur con qualche eccezione, a vincere sia stato quasi sempre il film d’animazione più visto e famoso dell’anno. I film più di nicchia, magari fatti fuori dagli Stati Uniti da piccoli studi più o meno indipendenti, si sono fatti vedere soltanto tra i candidati. Ed è probabile che, visto che da un paio d’anni a scegliere quali film candidare sono tutti i membri dell’Academy e non solo gli addetti ai lavori dell’animazione, in futuro il premio tenderà a privilegiare ancora di più i film famosi.

Questa prospettiva ha convinto sempre più critici e addetti ai lavori che il funzionamento del premio per il miglior film di animazione vada cambiato. Il loro auspicio è che invece di candidature così canoniche e prevedibili cominci a vedersi qualcosa di simile a quanto succede regolarmente nella categoria per il miglior corto d’animazione, spesso popolata, e talvolta anche vinta, da piccoli progetti più indipendenti e originali.

Se da un lato la scelta di assecondare la crescita di rilevanza dei film d’animazione ha pagato, secondo molti esperti resta molto da fare per far sì che i film d’animazione siano percepiti come cinema a tutti gli effetti. È per certi versi un discorso simile a quello che altri fanno per i documentari, anche loro spesso relegati a una categoria a sé dalla quale raramente escono. Negli ultimi anni, invece, sono stati i film internazionali – intesi come non in inglese – a riuscire infine ad affacciarsi sempre più spesso anche in altre categorie, compresa quella per il miglior film.

Una possibilità citata da qualcuno per rendere meno “commerciali” gli Oscar per il miglior film d’animazione è che si ritorni, così come era qualche anno fa, a far scegliere solo agli addetti ai lavori quali film candidare. Questo renderebbe più competenti e informati i giudizi, limitati a chi segue il cinema d’animazione per lavoro. Ma è vero anche che il problema sembrava esistere già da prima che le regole cambiassero, e che allo stesso tempo anche da quando votano tutti i membri dell’Academy si sono viste candidature non scontate, per esempio quella – nel 2021 – del film Wolfwalkers – Il popolo dei lupi.

Non c’è invece oggettivamente molto da fare per favorire l’inclusione di film d’animazione tra quelli scelti come candidati al miglior film. È semplicemente una cosa che succede o non succede (così come per un film internazionale), a seconda delle preferenze delle migliaia di membri dell’Academy, e anzi semmai si può ipotizzare che sia più facile succeda proprio a film d’animazione commerciali e di successo, come in genere sono quelli della Disney e della Pixar (e come fu a suo tempo La bella e la bestia).

– Leggi anche: Come si fa un film d’animazione

Quest’anno, i candidati all’Oscar per il miglior film d’animazione sono: Encanto (il favorito, della Disney), Luca (della Pixar), I Mitchell contro le macchine (di Netflix), Raya e l’ultimo drago (altro film Disney) e infine Flee, sulla storia di un rifugiato afghano che scappa in Europa, candidato inoltre sia all’Oscar come miglior documentario sia, in rappresentanza della Danimarca, al premio per il miglior film internazionale.

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