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Conto Mazzini, poche le reazioni al colpo di spugna della “tangentopoli sammarinese”

“La decisione giunge all’esito di un processo che non ha eguali per dimensioni e risonanza mediatica nella storia della giustizia sammarinese” così il giudice d’appello Francesco Caprioli nelle sue 750 pagine di motivazione, che mettono la parola fine ad un processo che ha coinvolto come lui stesso ricorda sei persone giuridiche, 21 persone fisiche, tra le quali ex componenti di Congresso e del Consiglio chiamate a rispondere di associazione a delinquere, riciclaggio, e falso in bilancio in concorso con banchieri, professionisti e procacciatori d’affari.

Ad una prima lettura delle motivazioni della sentenza, che come ormai noto ha prosciolto tutti i politici sammarinesi coinvolti, emerge quanto sul colpo di spugna abbia pesato l’interpretazione del Collegio dei Garanti sul riciclaggio come reato permanente, interpretazione che Caprioli richiama in premessa. Ma se questo aspetto poteva essere prevedibile sorprende invece il fatto che abbia retto il secondo grado di giudizio l’impianto dell’associazione a delinquere, sulla debolezza della quale avevano puntato tutte le difese: accertata invece, ma prescritta, con la sola eccezione dell’assoluzione dalla stessa di Giovanni Lonfernini. Pochi dubbi anche sulla provenienza del denaro. “

Gli atti istruttori- scrive Caprioli riferendosi all’anagrafica Mazzini – hanno fatto emergere con grande chiarezza tempi, modalità e i contenuti dell’attività spartitoria svolta da Giuseppe Roberti nonché i reati presupposti generatori della provvista illecita” . Restano infatti, seppur ridimensionate perché in caso di proscioglimento quelle per equivalente vengono meno, le confische: quasi 9 milioni di euro“. Le corpose motivazioni della sentenza – scrive l’avvocato Moreno Maresi impongono un attenta lettura prima di poter svolgere compiute riflessioni sul provvedimento emesso dal giudice Prof Caprioli”. L’avvocato tuttavia, che ha difeso Luigi Moretti esprime soddisfazione per l’esito della vicenda, che “pone così fine – scrive- al gravissimo stato di disagio  e sofferenza che il mio assistito ha dovuto vivere per tanti anni; stato d’animo  reso ancora più pesante , in quanto si è dovuto attendere l’esito del giudizio di appello per vedere cancellata l’ingiusta condanna di primo grado”

Poche, a dir la verità, le reazioni. In un comunicato Libera ricorda tra le altre cose “che questa maggioranza è quella che ha scelto il Dirigente del Tribunale ed anche i Garanti, coloro che con una sentenza hanno “permesso” a Giudice di appello di assolvere i mazziniani nonostante i reati, seppur prescritti, rimangano confermati. Interviene sulla sentenza anche il Segretario Teodoro Lonfernini. “Non ha vinto la giustizia ma ha vinto la debolezza del sistema che ha vissuto per anni interi nella illegalità e nella confusione tra ruoli politici e professionali personali” ha scritto l’esponente della Democrazia Cristiana, partito che si costituì parre civile al processo ma che in primo grado si vide rigettare la richiesta di risarcimento.

“Un esito che lascia l’amaro in bocca”, scrive RETE. “Ci si chiede – scrive- come sia possibile che solo dopo anni, al secondo grado, un giudice possa rendersi conto che i reati su cui verteva il processo fossero prescritti prima della partenza, o addirittura in alcuni casi reati non punibili perché commessi prima che fossero realizzate le leggi che ne avrebbero punito le condotte. Confidiamo che la condanna politica rimanga unanime, e che non vi sia chi voglia interpretare questa sentenza come un’assoluzione della corruzione dilagante in quel periodo storico ben circoscritto. Per evitare che in futuro si ripetano processi troppo lunghi con il rischio di impunità, in questi anni abbiamo portato provvedimenti che eviteranno che i processi cadano in prescrizione”.

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